lunedì 10 settembre 2012

Alla ricerca dell'Arca Perduta - ovvero del Momento Giusto


Nell’ultimo anno e mezzo, cioè da quando sono mamma, ho trovato l’anticoncezionale più potente del mondo: una mia compagna di liceo, F.
F ha partorito a gennaio 2011; io ho avuto Elena a giugno 2011 e, al mio ritorno dall’ospedale, ho saputo che era di nuovo incinta. La sua seconda figlia è nata a inizio dicembre 2011: ha 10 mesi di differenza con la sorella maggiore.
Per me, traumatizzata dal parto e frastornata dai ritmi di una neonata, l’idea di ripetere tutto in meno di un anno era spaventosa. Nemmeno a vent’anni ho fatto tanta attenzione alla contraccezione, immaginandomi lei alle prese con una bambina poco più grande della mia e una poco più piccola… e io candidata allo stesso ruolo se non fossi stata attenta.
Pochi giorni fa, ritrovo notizie di F su Facebook: indovina, è di nuovo incinta! Il terzo figlio nascerà a gennaio 2013. Tre parti in due anni. Tre figli in due anni, tra la prima e l’ultima 24 mesi di differenza. In pratica è incinta da tre anni.
Probabilmente mio marito avrà pensato che se il pensiero di F mi faceva da anticoncezionale quando lei era alla seconda gravidanza, adesso con la notizia della terza avrei proprio chiuso i giochi.
E invece.
Invece questa notizia mi ha insinuato una sottile nostalgia del pancione, una voglia leggera ma stabile di avere un neonato in braccio. Sarà che mia figlia mi cresce letteralmente davanti agli occhi: da un momento all’altro ha triplicato il suo vocabolario, corre scalza in giardino chiamando “Miao!”, se le chiedi di prendere il libro di Renata la pecora te lo porta e aspetta che tu glielo legga, protesta vibratamente se non ha nel piatto le tue stesse cose. Un anno fa a quest’ora sapeva giusto sollevare la testa e ora eccola qui, una piccola donna in crescita.
Ho cominciato a chiedermi se noi, tutti e tre, fossimo pronti a un nuovo arrivo. La risposta razionale è no. Elena è in realtà ancora piccola e bisognosa di cure costanti, che le do principalmente io, e ora è anche più impegnativa di quando era appena nata, visto che allora ove la mettevi la trovavi, e invece l’altro giorno per poco non arrivava a prendere la caffettiera sul gas mentre io le avevo dato per un attimo le spalle. A volte la sera sono più stanca di un anno fa, dopo una giornata passata  correrle dietro, letteralmente.
Il papà sta costruendo ora un rapporto autonomo con Elena, basato sulle pernacchie sulla pancia, sulle esplorazioni alla ricerca del gatto: fino a pochissimo tempo fa era troppo piccola per potervi davvero interagire oltre la cura e il cibo.
Però poi penso che per lei sarebbe bello avere qualcuno con cui crescere, senza troppa differenza d’età. Che forse dovrei cogliere l’attimo prima di cambiare di nuovo idea. Che la gravidanza di Elena è stato il periodo più bello della mia vita e che voglio rivivere quei nove mesi di felicità.
E’ che quando aspetti un figlio per la prima volta non sai davvero che cosa sta per succederti: hai un desiderio di maternità che giorno dopo giorno si evolve nella pancia,  ma dalla teoria alla pratica c’è un mare. Un mare di pannolini sporchi, stanchezza, notti in bianco, piccoli e grandi sacrifici, piccole e grandi gioie. Al secondo giro sei ferratissima sull’aspetto pratico (sì, lo so che ogni figlio è sé: mia madre dice sempre che quella che le ha dato più problemi da piccola è stata la terza figlia, quando ormai credeva di sapere tutto su come crescere bambini), ma anche molto, forse troppo più consapevole.
E allora che fare? Come riconoscere il-momento-giusto? Ma poi, esiste davvero, o un attimo qualsiasi diventa quello perfetto quando lo decidiamo (o vi ci troviamo dentro a sorpresa, vedi mia madre con a terza figlia di cui sopra)?

mercoledì 29 agosto 2012

Terrorismo mammesco - aka the scaring mom

Ho quest'amica con un figlio di quattro anni. Ci siamo sempre aggiornate sulle fasi salienti delle nostre vite. Da quando sono rimasta incinta le cose però hanno preso una piega ansiogena - almeno per me. Qualche esempio:

Io: - "Ti devo dare una notizia bellissima, sono incinta!"
Lei: - Che bello! Lo sai che io ho appena avuto un aborto spontaneo?" [qui la telefonata completa]

Io: - "Tra un paio di settimane partorirò, ho un po' di paura..."
Lei: " Ma nooo, sta' tranquilla. Guarda, io ho avuto TRE GIORNI di travaglio e mi hanno messo OTTOMILA punti, quando è nato mio figlio non lo volevo nemmeno vedere ma tu sta' tranquilla eh!"

Io:  (partorito da 3 giorni) - " Non riesco ad allattarla, *ancora* non ho latte, speriamo bene"
Lei: - "Guarda,  a me sono venute le ragadi, la mastite, la febbre a 40 e nemmeno sono riuscita ad allattare! piangevo per il dolore!"

Io- "E quindi sto usando il latte formulato. Mi sento male all'idea di non allattarla io ma l'importante è che lei stia bene e cresca"
Lei:- "Brava, fai bene! io ho dovuto cambiare VENTI marche di latte, stava male con tutte, non ti dico che tragedia! Tua figlia sta bene, sì?"

Io: - "Stiamo per passare al latte 2"
Lei: - "Uuuuh, quando ho dato il latte 2 a mio figlio l'ho dovuto ricoverare per un attacco allergico da paura! Tua figlia sta bene, sì?"

Io: - "Sto svezzando Elena"
Lei: - "Mio figlio ha cominciato a mangiare come si deve a 3 anni, mi ha fatto dannare... Elena mangia, sì?"

Io: - "Eh, la prima febbre di Elena"
Lei: - " Sta' tranquilla, passa. Lo sai che mio figlio ha avuto la febbre a 43 [giuro che ha detto così] , l'ho dovuto ricoverare e dopo per reazione è scesa a 34 [giuro]. Tua figlia sta bene, sì?"

Io: - "Elena comincia a camminare, che bello!"
 Lei: - "Quando mio figlio ha cominciato a camminare, il secondo giorno è caduto e si è rotto la caviglia, è stato ingessato per due mesi! Tua figlia sta bene, sì?"

Ora. Io a questa qui voglio anche bene, ma in versione mamma mi fa venire le palpitazioni.  Che il figlio sia nato sotto una cattiva stella?O è lei che enfatizza  i piccoli incidenti di percorso?

Ma soprattutto, perché continuo a risponderle al telefono?

martedì 28 agosto 2012

La vertigine di una giornata tutta per sé.

Faccio sempre così.
Quando stiamo a casa la ragazza e io fantastico su quanto sonno, lavoro, manicure, Glee, torte, lavastoviglie, scrittura potrei fare se fossi da sola per un paio di giorni.
Quando lascio la ragazza da mia madre per un paio di giorni perché ho scadenze di lavoro passo la giornata a sentire la mancanza di mia figlia. E non lavoro, of course, sono troppo impegnata a struggermi di nostalgia.
Uff.

venerdì 24 agosto 2012

Pink stinks? [secondo me no, non sempre]

Amica 1: Vorrei fare un regalo a tua figlia, ce l'ha già un passeggino per le bambole?
Io: [eh? le bambole hanno il passeggino?] ehm, no. Comunque i giocattoli che preferisce sono quelli con le ruote, macchine, treni, cose così...
Amica 1: ma davveeero? ma è una femmina!

Amica 2: che stress, non riesco a pulire in casa perché mia figlia (18 mesi) mi toglie le cose di mano, vorrebbe farle lei.
Io: magari puoi darle qualcosa in miniatura così lei è contenta di imitarti e tu puoi fare le tue cose: che so, uno scopino piccino, uno straccetto...
Amica 2: Mai! non voglio che mia figlia cresca pensando di essere una schiava.

Insomma, noi mamme di figlie femmine, a nostra volta figlie delle figlie del femminismo, donne del post femminismo, come dobbiamo crescere le nostre bambine?
Da un lato ci sono tutti gli elementi classici, a cominciare dal fiocco rosa alla nascita, proseguendo con vestitini frou frou, bambole, mollettine, l'immarcescibile Hello Kitty, le dannate (excuse my French) principesse Disney, l'onnipresente colore rosa (o lilla). E poi le cose tipo "Sembra proprio una donnina!", oppure "dai un bacio alla bambola!". Amica 1, madre di due maschi, fa parte di questa tendenza.

Dall'altro lato c'è chi ritiene che le bambine vengano cresciute in modo sbagliato, con stereotipi che le influenzano negativamente, facendole diventare donne poco consapevoli  e pure un po' stupide. Questa idea è alla base di Pink stinks, ("Il rosa fa schifo")  una campagna americana per sciogliere le bimbe dalle rosate catene di genere. é anche l'idea di Amica 2.

E io, dove mi colloco? esattamente a metà tra le due cose, credo. E' un bel casino: per formazione e sensibilità faccio molta attenzione agli stereotipi di genere.
Mia figlia non ha (ancora) bambole, gongolo per la sua preferenza verso i giochi con le ruote (da maschi?).
 Però il giorno che  manifestasse desiderio di imitarmi facendo le pulizie, glielo farei fare.  Ma è un giorno lontano, non è che mi veda molto spesso ;-)
Ho scelto passeggino &co in colori neutri pensando a un riutilizzo mio o delle mie sorelle, però la stanza di mia figlia è tinteggiata in lilla e decorata con le fatine, perché erano più belle degli animaletti disponibili come alternativa.
Ho comprato pochissime cose rosa, però la vesto spesso di questo colore perché mi hanno regalato tanti abiti e che fai, li butti via? e poi, faccio coming out, a me il rosa piace. Ecco, l'ho detto. Mi piace proprio come colore, così come mi piacciono il lilla e il viola. Non mi piace però che sia l'unico colore possibile per una bambina secondo molti. Ora che la ragazza cammina e si arrampica mi capita di scegliere i vestiti nel reparto per maschietti, perché in quello per le bimbe ci sono soprattutto gonnelline a balze, abitini e altre robe con cui è difficile muoversi, invece di pantaloncini comodi e resistenti.

Vorrei evitare, fin quando potrò scegliere io per lei, le stucchevoli principesse Disney e compagnia bella. La mia segreta speranza è che non piacciano nemmeno a lei ma vedremo.
D'altro canto, l'umanità si divide prima di tutto in maschi e femmine, e la percezione del proprio genere è fondamentale per la costruzione della propria identità. Io sono stata cresciuta in modo poco "femminilizzato" nel senso che facevo un po' come mi pareva, senza particolari pressioni: non amavo le bambole e preferivo le costruzioni, non mi interessavano codini e treccine e non ero aggiornata sugli ultimi gadget di Poochie (ve la ricordate Poochie?). Però la volta che i miei, per risparmiare, comprarono una dozzina di quaderni per terza elementare in offerta con Maradona in copertina, ho passato tutto l'anno scolastico a vergognarmene e a cercare di tenerli nascosti, uno stress. E l'orrido diario di Pacman (che poi, io sono stata un'analfabeta tecnologia fino alla maggiore età, manco sapevo che fosse quella pallina) quando io spasimavo per quello di Barbie, ne vogliamo parlare?

Ecco, traumi infantili a parte, ora che guardo mia figlia che cresce a modo suo sono felice, ma so che con il contatto con i coetanei e con la televisione le cretine principesse Disney prima o poi infesteranno anche casa mia. Ma che fare a quel punto? crescere una piccola femminista decidendo per lei, o una piccola consumista lasciandola in balìa di pubblicità e stereotipi sociali? farne una Little Miss America (brr) o una piccola disadattata sociale in una classe di bimbe (esempio a caso) con il gloss a cinque anni?

A me basta crescere una figlia libera.




Mamme (di bimbe ma anche di maschietti) che esperienze avete? suggerimenti, consigli, storie da raccontare?

domenica 6 maggio 2012

Sono una mamma teenager e non lo sapevo


La scorsa settimana tre persone che non conoscevo e con cui scambiavo due chiacchiere a tempo perso – il barista, una collega in seduta di laurea e una commessa –, quando mi hanno sentito dire che ho una figlia, hanno sgranato gli occhi e commentato “Ma sei già mamma?”.
Ora. Io ho trentadue anni. Mi lusinga l’idea di dimostrarne di meno, ma, come dire, si vede che sono ampiamente maggiorenne. Anzi, sono in quella lunga, sottile linea d’ombra in cui nel giro di 5 minuti qualcuno mi chiama signora e qualcun altro mi definisce “quella ragazza”.
Quindi, il loro stupore mi ha stupito. Perché ha fatto tanto effetto? Avranno pensato che sono una ragazza madre? Poi ci ho pensato un po', e ho capito.

Il barista lavora vicino all’Università, vede tanti professori e sa come funziona il mondo accademico, quali sono i tempi e le difficoltà di avere un posto non precario lì dentro.
Infatti la mia collega, subito dopo aver saputo che ho una figlia mi ha chiesto “ Ma sei ricercatrice?” (Versione accademica di “hai il posto fisso?”).
 La risposta è no. Sono precaria, ho la data di scadenza come i formaggini. Esattamente come questa collega, qualche anno più grande di me,che ha un fidanzato a 1000 km con cui rimanda la convivenza perché “aspetta di sistemarsi”. Lungi da me giudicare eh. Dico solo che nel mio ambiente la normalità è questa, aspettare “il posto” e nel frattempo stare in standby. Io forse sono stata un po’ incosciente ad avere una figlia con la sola tutela del congedo obbligatorio retribuito dall’INPS (se vi dico la somma vi mettete a ridere) , lo stipendio di Marito e la paghetta una tantum dell’Università . E sono molto felice di non aver aspettato. 
Perché la vita è una sola, perché la gioia di avere una bambina vispa e bella e affettuosa (e che dorme seduta, ma questa è un’altra storia) per me non è paragonabile a nessun fetentissimo posto accademico.

Perché secondo me mi porta pure bene, la mia bambina, visto che dopo averla avuta ho inaspettatamente migliorato la mia condizione lavorativa  - sempre precaria, ma pagata il doppio per fare le stesse cose - .

 Perché anche se capita di avere in una giornata più ore di lezione che di sonno poi mi sento chiamare mamma e mi sciolgo come una pera cotta perché nessun “caaarissssima” o “professoreeeeessa” regge il confronto. Perché da quando c’è lei vado in quel simpatico nido di vipere che è il mio dipartimento con leggerezza, perché mi sento una marcia in più.

Quindi, caro barista, caaarissssima collega, mi dispiace che vi stupiate di una – giovanile, intendiamoci   –  trentaduenne con prole, perché vuol dire che nel nostro sistema c’è qualcosa che non va. Vi auguro di stupirivi per cose per cui vale davvero la pena: il successo di Fabio Volo, il ritorno del frisé, le polpette di renna.
Quanto a te invece, commessa che ti stupisci che io abbia una figlia: certo che con questo tatto ne farai di carriera alla Prenatal dove ti ho incontrato.


venerdì 20 aprile 2012

Una ragazza fuori moda | I love your blog


La fatina Gracy mi ha assegnato un alto piccolo premio virtuale, I love your blog 
 Io la ringrazio molto e mi cimento con una doverosa premessa. Il gioco prevede di rispondere ad alcune domande, tra cui qualcuna sulla moda. Ragazze mie, se la moda è il polo nord, io sono Marte.  Ho attraversato gli anni ’80 senza una spallina, una coda laterale, un frisé; i miei anni ’90 sono volati senza camicione scozzesi e anfibi e nei ’00 ero talmente fuori dal mondo fashion che nemmeno so cosa fosse di moda. Ora negli anni ’10 ho solo la vaga sensazione, osservando le mie studentesse, loro sì trendy, che si portino jeans troppo stretti sulle gambe (saranno questi i famosi skinny?) e smalti vistosi che nemmeno negli anni ’80.
Quindi, una volta chiarito il mio non-rapporto con la moda, ecco le mie risposte:

Qual è la tua rivista di moda preferita?
Vanity Fair, perché di moda ce n’è pochissima. Gli inserti di moda mi annoiano, non capisco le ambientazioni, mi sconvolge il diametro delle braccia delle modelle, mi irritano le loro espressioni, non  mi rendo conto degli abbinamenti… cheppalle quando ci sono le sfilate quindi le pagine aumentano.

Chi è il tuo cantante /band preferito?

Ascolto musica in modo rigorosamente random, purché non sia in tonalità minore, ché mi deprimo. Ho avuto una lunga fase U2 nell’adolescenza (sì, quando tutti sentivano i Nirvana, ve l’ho detto che sono nata fuori moda), poi per anni ho ascoltato sono donne, da Carmen Consoli a Nancy Sinatra passando per Skin, Fiorella Mannoia, Janis Joplin e qualsiasi altra amazzone vi venga in mente. Oggi, ascolto spesso Elisa - opera omnia -, e musica folk con predilezione per Peppe Barra (e vi offro la sua carnale versione di Bocca di Rosa) e le vecchie cose di Eugenio Bennato.


 Qual è la tua YouTube guru preferita?

Eh? che roba è? si mangia?

Qual è il tuo prodotto make up preferito?
Matita per gli occhi marrone scuro. 

Dove ti piace vivere?

Ora vivo in una città, ma resto una ragazza di provincia. la mia dimensione ideale sarebbe una cittadina, magari sul mare. Se restiamo sul reale, dico che mi piace vivere nel mio soggiorno con la luce del sole verso il tramonto.

Qual è il tuo film preferito?
Da quando è nata Elena  (10 mesi) ho visto dall’inizio alla fine 3 film, di cui uno di Sissi, ché la ragazza aveva già una settimana e bisognava cominciare ad abituarla: il ciclo di Sissi mi fa impazzire, lo rivedo SEMPRE. Ho avuto la mia fase oddio_che_bel_film_ho_pianto_tanto, oggi preferisco cose leggere e un po’ ciniche. Faccio i nomi? La donna perfetta, In&Out, Matrimonio inglese. E impazzisco per A wong Fu. Grazie di tutto Julie Newmar

Quante paia di scarpe possiedi?
Dunque, ad averne ne ho tante. Metterne, sempre le stesse fino alla consunzione. E poi le ricompro molto simili: stivali d’inverno, sandali bassi d’estate. Un paio di volte l’anno sbrocco e compro scarpe altissime e bellissime, che vanno a far compagnia alle sorelline nella scarpiera.

Qual è il tuo colore preferito?
 L'intera gamma tra il rosa e il viola. Però ora con una bambina sto andando in overdose: ma non esiste una maglietta da bimba, che so, verde? arancione?

Io sono in ritardo come al solito  nel partecipare a questo gioco, quindi immagino che quasi tutte abbiano già partecipato: chi non l'ha fatto si consideri invitata da me!

sabato 14 aprile 2012

"Il sesso? da genitori diventa quasi un lavoro"


E se lo dice perfino una come Ilaria D'Amico, che al nono mese pesava meno di me adesso, una che ha la messa in piega incorporata come io ho le sopracciglia incolte, allora posso tirare un sospiro di sollievo.
Sì perché non so voi, ma da quando è nata la pupa, la faccenda _sesso coniugale_è diventata rara e complessa.
Nelle prime settimane di Elena non c'era proprio il pensiero né la pulsione; ai primi timidi tentativi la cicatrice del cesareo tirava orribilmente, e, soprattutto, non avrei mai sprecato preziosi minuti di sonno della piccola in cose cose non fossero dormire a mia volta.
Con il passare delle settimane qualche incontro ravvicinato con Marito c'è stato eh, ed è stato bello, intendiamoci. Però sempre all'ultimo posto nella scala delle cose-da-fare-quando-la-ragazza-dorme, con Dormire sempre saldamente al primo posto, seguito da Fare la doccia e, con il rientro al lavoro, Arrabattare il corso/correggere le tesi. E  intanto la mia coppia di anime gemelle, di metà ricongiunte diventava un cliché: dopo un figlio poco sesso&molta fatica, meno complicità&più discussioni.

In tutto ciò il corpo non aiuta per tre validi motivi:
1) la trasformazione. Quando avevo il pancione mi sentivo una meraviglia, con quella sporgenza grande, ma soda e viva. Dopo invece, al posto del sederino sporgente di Elena inutilmente cefalica, pappette molli e ciccia in ricordo. Anche ora che qualche chilo l'ho perso vedo i miei addominali storditi e accovacciati che cercano di riprendersi dopo il taglio. Insomma, anche una volta passato il dolore fisico, resta il disagio di un corpo che straborda dall'immagine che hai di te stessa, che ti mette a disagio.

2) la depilazione. Dai, siamo oneste, ci sono volte in cui si dice di no non per calo di desiderio ma per irsutismo. Non avevo tempo per lavarmi, figuriamoci per depilarmi. E con l'inverno la pelliccia fa caldo, e poi l'estetista chiusa nel solo pomeriggio libero in quattro mesi... idem per i capelli, che se non curati nel mio caso diventano una specie di cespuglio della savana.

3) last but not least. rischio gravidanza. Ora sono rilassata in materia, ma nei primi mesi avevo davvero timore di ritrovarmi Elena in veste di sorellina maggiore, principalmente per l'angoscia al pensiero di un altro parto. E giusto quel giorno che uditeudite!, mi ero depilata e scrostata il pigiama di dosso ho saputo di quella mia compagna di scuola che aveva avuto la seconda bambina a dieci mesi esatti dalla prima. Due figlie in un anno. Inutile raccontare com'è andata quella serata.

Però intanto ho corso il rischio di non avere più un marito ma un coinquilino. Uno che la sera tiene la piccola e dà una mano in casa. E un filo di nostalgia per il "prima" , quando la cosa più bella del mondo ovvero mia figlia non c'era, e tutta l'attenzione era l'uno per l'altra, ogni tanto emerge. E allora, a volte perché mi va, a volte perché anche senza tripudio di ormoni è comunque una cosa bella, mi metto in tiro (giusto un po', dal pigiama all'abito da sera la strada è lunga) e aspetto Marito. E un altro mese di lontananza da un lato dà ampio margine per una seduta dall'estetista di quelle brutali, e dall'altro dà modo di aspettare, contare i giorni, sentirsi di nuovo la ragazzina che non vede il fidanzato da un po'.
 E soprattutto dà modo di organizzarsi con le provvidenziali zie per avere campo libero. Occhio Elena amore mio, che la tua vita di figlia unica potrebbe cambiare presto. O forse no, ma avrai una mamma e un papà più contenti in ogni caso.

giovedì 5 aprile 2012

La Madonna e la suocera di zucchero

E così l'ho fatto di nuovo, ieri sera. A una visita a sorpresa dei miei suoceri annunciata alle 20:30 e rimandata di una mezz'oretta dal marito ho reagito male, malissimo.
La storia è  lunga da raccontare, e il pregresso ancora di più, di base posso dire che il conflitto -  finora latente, ora più manifesto - è principalmente con la suocera, madre di due figli maschi e donna dal carattere forte. I miei suoceri vivono a un paio d'ore d'auto da qui, sono in pensione e sono abituati a organizzarsi come e quando gli pare:  saltano in macchina e via. La mia necessità di essere avvertita con un minimo di anticipo non l'hanno mai capita, e ora si aggiunge, per un'incomprensione di un mese fa, la non dichiarata, ma chiara volontà di non avere a che fare con me. Al livello che chiamano mio marito in India via Skype piuttosto che telefonare a me nella stessa provincia per sapere come sta Elena. Io noto queste cose, accumulo tensione e poi sclero a modo mio, cioè diventando di ghiaccio con loro.
Io ho le mie colpe in questo, lo so: sono poco elastica, cerco di pianificare tutto mi irrigidisco facilmente quando ci sono variazioni tipo suoceri a sorpresa a casa alle 21, e mi chiudo a riccio alle critiche o  alle osservazioni che non mi piacciono - e l' impostazione di mia suocera, non solo con me, ma in generale è  _se uno dice A allora lei critica e spiega perché invece è B_. E capisco che avere a che fare con una donna sulle sue non sia facile.

 Però ci sono anche colpe che non ho, tipo quella di essere diametralmente opposta a lei per carattere, per inclinazioni e per reazioni. Io non piango per ottenere quello che voglio, per dirne una (sì, lo so, cattiveria al volo, ma sta cosa del pianto mi sconvolge ancora: se lo facesse davanti a me non so che reazione potrei avere). Io cresco mia figlia in un modo diverso da come lei ha cresciuto i suoi trent'anni fa (ommioddio! che rivelazione!).
Mi dico che dovrei solo essere più leggera, prendermela di meno così da vivere meglio tutti, ma come faccio, se il solo pensiero di un'interazione mi appesantisce di ansia e insofferenza?

Mia nonna ogni tanto mi racconta una storia popolare delle nostre parti. La Madonna non aveva suocera, quindi le fu chiesto (forse dagli angeli?) se volesse averne una, e lei rispose: "Nemmeno se fosse fatta di zucchero!". Questo per dire che anche la donna perfetta vacilla davanti alla madre del suo uomo. E che faccio io, che la suocera ce l'ho, e decisamente non fatta di zucchero?

lunedì 2 aprile 2012

Survivor | Di madri, figlie e figlie-madri

Nuove prove estreme: essere mamma e figlia nello stesso momento.

Succede se Marito va in India per lavoro e ti ti trasferisci armi pupa e bagagli a casa dei tuoi. E tua madre è un grandissimo aiuto nella cura di tua figlia ma, appunto, è tua madre. Quindi mentre tu controlli che tua figlia non abbia freddo tua madre controlla che tu abbia la maglia di lana.
Tu decidi di portare tua figlia a fare una passeggiata e tua madre ti fa l'interrogatorio come alle medie "Dove vai? quando torni? perché esci? ma è proprio necessario?".
Tua madre fa mangiare tua figlia e nel frattempo controlla che tu finisca tutte le tue verdure.
Tu vuoi preparare il pesce alla bambina e allora "ma perché non fai la carne?" tu prepari la carne "ma non sono meglio due legumi?", e il giorno dei legumi, ovviamente "Ma non è meglio il formaggino?"

Tu un po' sopporti, un po' ti arrabbi, un po' ti godi questa condizione bipolare di figlia con una figlia. Per il riposo fisico e mentale, e perché sai che il DNA non mente: fra trent'anni sarai tu a controllare se tua figlia, diventata madre, ha la maglia intima.

lunedì 19 marzo 2012

Autoironizzatevi questo - aka la sagra dell'intolleranza, se è quello che volete

E' una settimana che penso a questo post di Seavessi.
In breve: Seavessi, mamma di due bimbe, di cui una di pochi mesi, ha ricevuto da un collega una lista di 10 passi falsi da evitare in società che una mamma dovrebbe rispettare. Il collega  gliel'ha mandata perché "so che non ti manca l'autoironia" .
Non vi dico quanto fa ridere la lista. Anzi sì, ve lo dico: fa ridere talmente tanto che mi è venuta voglia di fare una controlista.

Mi sta bene che chi non ha figli non sia interessato all'argomento, ci mancherebbe: io stessa, non più tardi di un paio di anni fa, pensavo che l'ovetto fosse solo il prodotto di una gallinella, o che i bambini di notte dormissero. So bene che i bambini maleducati, tirati su senza alcun pensiero per le norme elementari della convivenza civile, esistono e danno fastidio.
Però da qui a pretendere di far finta che i figli degli altri non esistano ce ne vuole. Anche perché, per citare SeAvessi, Latest news, siamo stati tutti bambini
Se invece vogliamo metter su la sagra dell'intolleranza, fatemi passare, ché io ne sono la madrina. Tutti possiamo avercela con tutti, in questo mondo. Io sbranerei chi sente la musica con le cuffie a volume folle; chi urla al cellulare; chi sgomma  e accelera davanti alle strisce pedonali; chi è troppo lento nei camerini di prova; chi alla cassa del supermercato riempie con calma le buste in ordine cromatico mentre la mia spesa giace sul banco. Sbranerei un sacco di persone, in generale. Ma non categorie intere. Quindi capisco chi ce l'ha con una mamma, quella che lascia che i figli distruggano un negozio perché "vogliono solo giocare" o che non riprende il decenne che sputa "per gioco" a un passante (true story). Ma non si può avercela con le mamme, perché è miope, facile, banale, scontato e ingeneroso. Perché tutti, anche quelli che "ai miei tempi io non rispondevo male" siamo stati bambini, e TUTTI da bambini abbiamo avuto i nostri momenti pestiferi.

Seavessi ha replicato alla lista (in corsivo qui sotto) con il Caccapride, al quale prossimamente parteciperò con orgoglio. Oggi invece propongo una controlista:


10 passi falsi in società da evitare più dei pidocchi 
Ovvero: tutto quello che pensavate di poter dire, fare (o baciare) in quanto madri, il più delle volte, spiace: non si fa! 

10 passi falsi in società da evitare più della gonorrea.
Ovvero: tutto quello che pensavate di poter dire, fare (o baciare) in quanto children free, il più delle volte, spiace: non si fa!

1) Non si parla di cacca in pubblico. Mai. Neanche se «è bellissima». Perché la cacca non è mai bellissima, innanzitutto. E poi puzza. Sempre. A voi sembra di no, ma sono gli ormoni. Cioè: sostanze prodotte in natura col dichiarato scopo di consentire a una donna normale di occuparsi di una bestiolina isterica abbastanza a lungo da garantire la sopravvivenza di entrambe. 

1) Non si parla del vostro transito intestinale in pubblico. Mai. Neanche se è al centro dei vostri pensieri. Neanche se pubblicizzate un noto yogurt. Neanche se il bifidus è il vostro compare di cresima. Perché della vostra naturale regolarità non gliene frega niente a nessuno. A voi sembra estremamente interessante, ma quando chi vi sta di fronte mentre rivelate "Sai, mi basta una colite e rientro in quella gonna" annuisce con cortesia, non lo fa perché  sia interessante quello che dite, ma perché è un genitore che ha passato una notte in bianco, e muovere la testa gli/le serve a non addormentarsi.

2) Non si parla al plurale. Voi non avete «fatto proprio un bel ruttino», voglio sperare. Voi non avete «mangiato tutta la pappona, gnam». Ma soprattutto: voi non avete (e non avrete mai, mi auguro) «il culetto tutto rosso», «le colichette», «i dentini che inossano». (Figuriamoci «fatto tanta cacca» - bellissima o no). 

2) Non si parla al plurale. Voi non avete "giocato un'ottima partita contro l'Inter". Voi non avete "vinto le elezioni". Al massimo avete "guardato la partita/il risultato delle elezioni stravaccati sul divano". Dove il plurale è dato dal duplice soggetto di voi e la vostra panza da birra.

3) Non si abusa - almeno professionalmente - del «sailabambina» (ovvero della giustificazione definitiva: Hai consegnato la relazione? «No, sailabambina: è stata male»; Ne parliamo domani in riunione? «No, sailabambina: ha la recita di Natale»). Se la bambina è veramente cagionevole, o molto mondana, inventatevi un cane. E un veterinario sempre in ritardo. 

3)  Non si abusa professionalmente del "sai il cane". Lo sanno tutti che è una balla, perché non avete voglia di lavorare e scaricate le rogne a quella appena rientrata dalla maternità perché "sai il veterinario è sempre in ritardo". E, sappiatelo, 5 mesi di maternità non sono 5 mesi alle Maldive. Ebbene, no. Sapevatelo.

4) Non ci si offende mortalmente se l'invito a quel matrimonio non è stato esteso ai bambini. Ai matrimoni comanda la sposa, e una sarà pure in diritto di organizzare un ricevimento formale di sera - o una sessione di bungee jumping nuziale - senza doversi preoccupare dell'animazione under 3. Certo: il vostro matrimonio era di giorno, col menu bimbo e due pagliacci prezzolati. Ma voi avevate un figlio, appunto. 

4) Non ci si offende mortalmente se al matrimonio ci sono bambini che - ommioddio - non sono ologrammi ma creature vere che nelle 12 ore di maratona del pranzo di nozze si fanno vedere o -orrore- sentire. Ai matrimoni comanda la sposa, e se vuole tutti i suoi nipoti o gli amichetti dei suoi figli sarà pure in diritto di organizzare la succursale di un asilo nido. La prossima volta che volete festeggiare senza marmocchi intorno, andate al funerale di quella che ha organizzato il  bungee jumping nuziale.

5) A proposito di ricorrenze: Non si usano le foto di un neonato vestito da Babbo Natale (scattate a luglio, peraltro, per venire incontro alle tempistiche di stampa) per augurare urbi et orbi «Buone Feste». È consentita una tiratura limitata per nonni e zie, previa promessa di far sparire ogni prova entro il tredicesimo compleanno dell'accaldato mini-modello. 

5) A proposito di ricorrenze: non si usano le tristissime card comprate a mazzi da 100 tutte con la stessa scritta, o, peggio, lo stesso sms mandato a tutta la rubrica.  Meglio le foto di un neonato vestito da babbo Natale: di sicuro non verranno riciclate per l'anno successivo, a differenza del vostro sms. È consentito un modesto uso del tasto "inoltra" previa garanzia di conoscere la differenza tra pronomi maschili e femminili, e relativi destinatari.

6) Non si fa salire su un treno - o peggio: un aereo - il minore senza aver provveduto a organizzare forme varie di intrattenimento (quieto) per una durata almeno doppia - ma meglio tripla - del tempo di percorrenza. Nel malaugurato caso in cui neanche tutta la gadgeteria ufficiale Disney dovesse bastare a placare l'improvvida crisi di nervi, non si risponde scocciate ai compagni di viaggio esasperati. «È solo un bambino» non è certo un motivo sufficiente a perforare i timpani di 200 disgraziati intrappolati 13000 metri sopra il livello del mare. 

6) Non si sale su un treno - o peggio: un aereo - se si è maggiorenni dotati di cuffie che fanno sentire i rutti del vostro batterista preferito fino a sette file dietro. Nel malaugurato caso in cui non poteste ostentare il vostro sbrilluccicoso i-coso, non ci si attacca al cellulare - o al vicino di volo - raccontando del proprio transito intestinale con volume da perforare i timpani di 200 disgraziati intrappolati 13000 metri sopra il livello del mare. Certo che poi un bambino si innervosisce, a sentirvi.

7) Non si assume che qualunque superficie piana, ovunque disposta, possa efficacemente essere adibita a fasciatoio (a meno che tale superficie non si trovi a casa di vostra madre, nel qual caso: sentitevi libere). Il fatto che siate state invitate a portare il piccoletto con voi vuol dire che i vostri amici (beati loro) vi considerano ancora dotate di qualche traccia di senno, non che hanno deciso di immolare il divano di pelle nuovo alla causa della «cacca bellissima». 

7) Non si assume che qualunque superficie piana sia fatta per stenderci le  vostre gambe pelose (a meno che tale superficie non si trovi a casa di vostra madre, nel qual caso: sentitevi liberi). Il fatto che siate stati invitati a mettervi comodi vuol dire che i vostri amici con figli vi considerano ancora dotati di qualche traccia di buona educazione, non che hanno deciso di trattarvi come se aveste 13 mesi e nessuna consapevolezza di cosa "non si fa".



8)  Non si fermano donne incinte per strada, non si attacca bottone in fila al supermercato con la scusa della pancia, non si elargiscono consigli non richiesti per la rapida cicatrizzazione dell'episiotomia sotto il casco del parrucchiere. Il fatto che vi accumuni un'esperienza importante come la gravidanza non vi rende tutte parte di un club di confidenze intime. Come dice una mia amica saggia: partoriscono pure i gatti. 

8) Si fermano le donne incinte per strada: si fanno passare prima. Si fermano al supermercato: si fa saltare loro la fila. facoltativo attaccare bottone: in genere una donna incinta è contenta di sentirsi dire: prego, prima lei. Si fermano  le donne incinte sull'autobus, se loro sono in piedi e voi seduti, e si cede loro il proprio posto. Non fate finta di non vederle, non convincetevi che siano obese. Quella pancia sporge perché c'è un bambino dentro, non un barile  di birra: quella è la vostra.


9) Non si dà per scontato che la propria configurazione familiare sia quella standard. Pertanto, non si dice «prima chiediamolo alla tua mamma» al bimbo che vuole un altro dolcetto al buffet di compleanno. Non si rassicura la piccola caduta di bicicletta con «adesso andiamo dal tuo papà». E mai - mai, mai, mai - ci si lascia scappare qualsivoglia commento su qualsivoglia somiglianza tra qualsivoglia adulto e un bambino del quale non si conosca l'albero genealogico con assoluta - assoluta - certezza . 

9) Non si dà per scontato che la propria idea di configurazione familiare sia quella standard. Non si chiede alla mamma di un 9mesenne "Ma sei di nuovo incinta o sono i resti della gravidanza di prima?".  Non si chiede a una che ha avuto venti punti di sutura al parto: "Beh, quando ne fai un altro?". Non si chiede a una mamma di 4 figli "Beh, mica ne vorrai fare un altro?". E mai - mai, mai, mai - si chiede a una coppia "E voi, figli niente?" (cit. blog di Nina, ndA)

10) Non si pensa di essere - al mondo in splendida solitudine - perfettamente in grado di fare tutto: che ci vuole. Se avete una tata affidabile, nonni scattanti, una splendida carriera, bambini geniali oltre che educatissimi, un marito devoto e neanche una smagliatura, non è che siete più brave delle altre. O siete Angelina Jolie, o siete solo più brave a raccontarvela.

10) Non si pensa di essere perfettamente in grado di fare tutto: se avete più tempo per fare straordinari, andare dal parrucchiere, viaggiare per il mondo, preparare cenette, non è che siete più furbi di chi ha avuto figli e non ha nemmeno il tempo per pettinarsi. O siete  orgogliosamente child free, o siete solo con i paraocchi.


domenica 11 marzo 2012

Affidabile, io?

La dolce Gracy ha ritenuto il mio blog meritevole del Premio Affidabilità!






 Io, nel ringraziarla moltissimo, mi chiedo come faccia a trovarlo affidabile vista l'incostanza con cui lo aggiorno e con cui rispondo ai commenti (Gracy forse eri stordita dalla cucaracha? ;-). E, proprio perché credo di non meritarmelo, lo accetto con immenso piacere!
Il mio blog è nato come diario della mia gravidanza. All'inizio si intitolava Un po' incinta e il primo post si chiamava "Un po' incinta. Oltre il sì o no" perché la scoperta di aspettare un bambino si era rivelata assai diversa da come immaginavo (ovvero come avevo visto nei film). Il test di gravidanza era pallidamente positivo, le beta erano bassissime (con il senno di poi, perché dovevo essere incinta di venti minuti, non di più, ma che ansia al momento) e ho avuto anche un falso negativo con le beta che sembravano diminuite, mentre era stato un errore del laboratorio. Insomma, ci ho messo quasi un mese per capire soltanto se ero davvero  incinta. poi un altro paio di settimane per rilevare il battito cardiaco del feto e solo allora sono stata dichiarata ufficialmente in attesa. Ero scossa, inutile dirlo, e scriverne mi ha aiutato. Poi con l'arrivo di Elena il mio è diventato il classico mommyblog che parla di cacche, di latte, di progressi. E il monologo del diario si è trasformato in un dialogo con le altre mamme blogger:.

Devo a mia volta assegnare il premio ad altri 5 blog, con questi requisiti:

  • devono essere aggiornati regolarmente 
  • devono mostrare la passione autentica dei blogger per l'argomento di cui scrivono
  • devono favorire la condivisione e la partecipazione attiva dei lettori
  • devono offrire contenuti ed informazioni utili ed originali
  • non devono essere infarciti di troppa pubblicità

E poiché queste sono cose serie, c'è tanto di dichiarazione: 

"Dichiaro che i blog seguenti da me scelti rispettano le cinque regole del Premio "Il Blog Affidabile" disponibili a questa pagina http://www.gliaffidabili.it/a/altro/il-premio-il-blog-affidabile.

Sono pertanto una risorsa utile per gli utenti della Rete e meritevoli di essere conosciuti da un pubblico più ampio."


Ed ecco le mie affidabili - esclusa Gracy visto che il premio proviene da lei, che è però affidabile ad honorem:



- Mammabook perché grazie alle sue precise, affidabili indicazioni ho imparato a preparare gli omogeneizzati :-)


- Gnappetta perché grazie ai suoi racconti sulla sua Giulia mi sono portata avanti con il lavoro su come sono le figlie femmine...e su com'è affrontare una seconda gravidanza (che prima o poi...)


- Mammapig che con la sua dolcezza fa pensare che crescere due bambini sia facile :-)


- Mamma_pasticciona, per la mia affinità con il suo modo di essere ;-)

- Eu per la sua affidabilità nel farmi fare una risata :-).

E a questo punto dovrei promettere che diventerò più affidabile nell'aggiornare, commentare i blog e rispondere ai commenti... ma poi temo che diventerei non solo inaffidabile, ma anche inattendibile ;-).








giovedì 8 marzo 2012

Estrazione del giveaway!

Grazie per aver partecipato numerose al mio giveaway!!
e la vincitrice è....

Gracy!

Congratulazioni cara!

lunedì 5 marzo 2012

SOS Latte (niente paturnie sull'allattamento, tranquille)

Update: grazie a tutte dei suggerimenti! mi sono fatta un'idea, e ho deciso come fare.
1) Ignoro bellamente quello che mi ha detto il pediatra
2) verso l'anno di Elena (a giugno) comincio ad inserire gradualmente il LV, che sarà:
              - parzialmente scremato
              - diluito (per poi arrivare gradatamente al quello "liscio"
               - senza zucchero
             - con un biscotto al mattino


Ho chiesto anche un parere a un'amica nutrizionista, che si è detta d'accordo sul latte parzialmente scremato, perplessa per la mancanza di diluizione, sconcertata per l'introduzione prima dei 10-12 mesi, e basita per zucchero!



Sono perplessa.
All'ultimo tagliando di controllo (pupa in perfetta forma, lunga e vivace) il pediatra mi ha suggerito di cominciare a dare a Elena (8 mesi) il latte vaccino, prendendo quello della Centrale parzialmente scremato, senza diluizioni e con l'aggiunta di un cucchiaino di zucchero e un biscotto. Il tutto con il solito tono cattedratico.
Ecco, parliamone:

1) ma non si legge dappertutto che il LV va dato dopo l'anno?

2)  perché parzialmente scremato? se non bevono i bambini il latte intero allora chi?

3) zucchero e biscotto? e già che ci siamo, un po' di ragù  no?

Mamme, aiutatemi! Ora Elena prende il Mellin 2, più o meno mezzo litro al giorno - e ho scorte a morire, che naturalmente NON butterò, ma prima o poi finiranno -. Che faccio?



PS. Prestissimo l'estrazione del giveaway!

martedì 28 febbraio 2012

Cosleeper part-time

A otto mesi dalla nascita di Elena, ho definitivamente compreso che nella genitorialità la prima regola è che non ci sono regole. (sì lo so, essere mamma è ' meno violento che stare nel Fight Club dell'omonimo film, ma è altrettanto duro, su questo saremo tutte d'accordo). Puoi negoziare, cercare di importi, blandire il pargolo: una volta funziona e cinque no, più o meno, almeno finché i bimbi sono molto piccoli (sotto l'anno, diciamo).

Questo si applica soprattutto nei due campi più delicati dell'accudimento di un pupo: alimentazione e sonno. Tralasciando l'ancora doloroso capitolo dell'allattamento, direi che con il sonno mi ero illusa.
Elena ci ha abituato da subito molto bene, fin troppo: Un po' per l'aiuto ala regolarità dato dal biberon, un po' per tendenza personale ( o genetica? con due genitori dormiglioni non è che poteva venire fuori un'insonne cronica), fin dalle prime settimane di notte si faceva cinque/sei ore di sonno filate. Dormiva molto anche di giorno, e, come dice mia nonna "sonno chiama sonno", no? crescendo le ore di pausa notturna si sono allungate, e io quasi mi vergognavo a far vedere il mio faccino riposato a certe mamme con il Grand Canyon sotto gli occhi.

Passati i primi sei mesi ho pensato "E' fatta, la parte dura è finita". O forse non l'ho neppure pensato, ero ormai così abituata a dormire bene che non pensavo le cose potessero cambiare.
E invece.

Invece, all'alba dell'ottavo mese di vita di Elena qualcosa è cambiato. Abbiamo cominciato con un'influenza familiare e la sua prima febbre. Volevo tenerla d'occhio durante la notte e me la sono tenuta vicino per quattro-cinque giorni. Poi, a febbre passata, ho ingenuamente tentato di riportarla nel suo lettino accanto a quello di mamma e papà. Come no. Finita l'influenza,  è cominciata la famigerata crisi dell'ottavo mese: mamma, mamma, mamma, sempre mamma. Soprattutto quando è stanca. Soprattutto di notte. All'inizio ho pensato di tenere duro, di "educarla al sonno" come si dice. Ma lei si svegliava autenticamente disperata, e si calmava solo se le parlavo (sempre odiato le ninnananne, la ragazza), tenendola in braccio. Rimessa giù nel lettino, nuova scena di disperazione. Messa vicino a me, sonno angelico.
Una, due, tre, quattro volte per notte: alla fine prima o poi cedo. Me la prendo e la metto vicino a me. Il papà la cinge con un braccio nel dormiveglia e dormiamo saporitamente fino al mattino.
A metterla nel lettino ci provo sempre, sapendo che nel corso della notte mi alzerò. A volte ci sorprende, rimettendosi a dormire dopo un giro di ciuccio e una carezza, e  ogni tanto capita che resti fino a mattina nel suo lettino.

Alla fine me ne sono fatta una ragione, perché in effetti, mi dico, se dorme così bene con noi vuol dire che è quello l'istinto che ha. D'altronde anch'io dormo meglio con il suo papà che da sola. E se ora è nel pieno della paura dell'abbandono, l'ultima cosa che dovrei fare è abbandonarla, no?

Insomma, il nostro menage funziona abbastanza bene così, ogni tanto certamente le notti sono pesanti, ma spero che tra qualche tempo con una fiaba (ninananne giammai!) e  un rituale della buonanotte potremo farcela senza grossi traumi. In fondo  la ragazza ha un grande vantaggio rispetto a me: lei cresce.

Questo post partecipa al




venerdì 10 febbraio 2012

Autospettegolamenti | Premio Versatile Blogger

Molto in ritardo rispetto agli altri blog, ringrazio di cuore Gracy e Brioscina per il premio Versatile Blogger!

Ed ecco sette cose su di me:

1. Io e Marito siamo stati compagni di banco al liceo. Eravamo solo amici però, quel tipo di amici che si raccontano le rispettive vicende sentimentali e non hanno la minima attrazione l'uno per l'altra - cose possibili solo nell'adolescenza, appunto- . E se all'epoca  mi avessero detto che sarei finita ad avere una  figlia con il mio compagno di banco mi sarei rotolata a terra dalle risate.

2. Lavoro come professore a contratto all'università: pochi soldi, tanti impegni, colleghi squali, precarietà da vendere. Ma mi piace insegnare e lavorare con gli studenti -  anche se una buona metà la strozzerei, meno male che l'altra metà compensa -. E l'adrenalina prima di un convegno dove la mettiamo (che cosa da sfigati, ne sono consapevole)

3. Ho due sorelle minori, Zia Fatamadrina e Zia Giovane. Da piccole ci filavamo poco per la differenza d'età ( io nel pieno della tempesta adolescenziale mentre loro erano bambine), da più grandi ci siamo scannate come si fa normalmente tra sorelle, e ora non so che farei senza di loro. Scegliere la madrina di Elena tra le due è stato difficilissimo, e sono riuscita a selezionarne una (Zia Fatamadrina, appunto) solo promettendo all'altra (la più piccola, quindi Zia Giovane) e a me stessa di darle al più presto l'occasione di essere madrina a sua volta

4.  (si capiva già dal punto 3) Non vedo l'ora di avere un altro figlio! non me lo so spiegare, sarà qualche ormone superstite della gravidanza ancora in circolo, non so. Ma fosse per me ne farei un altro domani, anzi anche stasera (Marito, a che ora torni?). Per la verità nella mia testa c'è un'altrA bambinA, forse perché avendo già una figlia non riesco a immaginare qualcosa di diverso. O forse per il desiderio di riutilizzare tutti questi vestitini rosa, chissà.

5. Sono una maniaca dei telefilm. Li ho visti TUTTI, in italiano, in inglese, una, due , tre, quattro volte. Quando ero incinta ho pianto tutte le mie lacrime guardando Ugly Betty  - no, non ne vado fiera, ma comandavano gli ormoni -. Mentre travagliavo, mi addormentavo tra una contrazione e l'altra e in quel minuto e mezzo sognavo le scene di Una mamma per amica  che avevo finito di vedere il giorno prima...

6. Datemi un film o un romanzo pieno di donne, qualche travestito/transgender e magari qualche omosessuale e mi farete felice. Secondo me è tutta colpa dell'influsso combinato di Piccole Donne e Lady Oscar: un'infanzia segnata.


7. Sono una disordinataccia nella vita quotidiana, ma una macchina da guerra nell'organizzazione. Cosa farò fra sei settimane? lo so. Cosa preparare per il compleanno di Elena a fine giugno? già deciso. Faccio liste, schemi, post-it, incastro date, impegni e scadenze come un puzzle.  Se solo fossi brava a realizzare le cose la metà di quanto sono brava a pianificarle...

Credo che ormai tutte le blogger che leggo abbiano già partecipato a Versatile Blogger, quindi non indico nomi: chiunque ne abbia voglia, si consideri premiata e invitata da me!

mercoledì 8 febbraio 2012

Altro che crisi del 7 anno

Ché con la crisi del settimo anno con il partner mi sono tolta già il pensiero, visto che stiamo insieme da 12 anni. La crisi che mi preoccupa è quella dell'ottavo mese, di cui fino a un mese fa non conoscevo l'esistenza.
In pratica, pare che intorno ai 7-8 mesi i bimbi, diventando più consapevoli del mondo, cominciano ad avere sensazioni di paura che manifestano in diversi modi:

- Particolare attaccamento alla mamma. CELO. Gioca tranquilla con il papà mentre io faccio qualcos'altro, ma le basta sentire la mia voce o intravedermi mentre passo e panico: si dispera finché non arrivo a prenderla. Non vi dico quando mi scappa la pipì che tragedie.

- Paura degli estranei (compreso pediatra) . MIMANCA. Ma solo perché con questo tempaccio siamo confinate in casa da più di una settimana e quindi vede solo me e il papà. Non oso immaginare quando usciremo (perché usciremo prima o poi, vero?)

- Problemi del sonno. CELO, sì che ce l'ho. E' quello che mi sta prostrando. Da che era piccolissima dorme come un sassolino nel suo lettino. Fino a un paio di settimane fa, quando credo siano coincise la sua prima influenza e l'inizio di questa crisi dell'ottavo mese. L'ho tenuta qualche notte nel letto con me per monitorarla e praticamente non ne è uscita più. Giusto in questo periodo sto provando a farla addormentare nel lettino e non in braccio, perché aveva cominciato a svegliarsi nel passaggio dalle braccia alle lenzuola. Di giorno funziona, la notte no. Perché?

- Crisi di pianto inconsolabili. CELO. Mi si spezza il cuore ogni volta. Dorme tranquilla, all'improvviso comincia a piangere davvero disperata, spesso nel sonno, sempre con lacrimoni, e si calma solo se la prendo in braccio e le parlo. Niente canzoncine, niente culla, solo braccia e voce della mamma. Segue trasferimento nel lettone, se la rimetto nel suo lettino nel giro di mezz'ora succede di nuovo. L'altra notte l'ho posata nel suo lettino affianco al nostro, e al mattino me la sono ritrovata vicino. Il papà giura di non averla spostata, quindi o ci è venuta da sola, o  è stata una notte così difficile che l'ho rimossa.

Ho cercato qualche notizia su internet, e avrei fatto meglio a fare una lavatrice, mi avrebbe tirato più su. La risposta tipo alle domande delle mamme di 7mesenni in crisi è: a mio figlio non è ancora passata, e ha 15 mesi/24 mesi/ 3 anni/7 anni/ 18 anni. Però sono tutti maschi, ora che ci penso.

Quindi, mamme più esperte di me, che si fa in questi casi? soprattutto, VERO CHE PASSA? e se non è vero mentitemi, ne ho bisogno, la notte si avvicina.

giovedì 2 febbraio 2012

Why's your name? Il mio primo giveaway!

Quando ho aperto questo blog volevo avevo da poco superato la soglia delle beta a 11.000. Ero ufficialmente incinta, finalmente. Avevo pensato a lungo a un nickname adatto, perché uno spazio dedicato alla mia gravidanza doveva essere fatto a misura a partire dal nome - nomen omen, no?- .  

Ne avevo già uno storico, del blog "di quand'ero giovane" ma non mi rappresentava più. Era il nome della mia eroina letteraria, quindi ho cominciato a cercare un altro personaggio della letteratura, questa volta incinta. Apriti cielo: una caterva di sfighe, tristezze o mamme impresentabili, dalla mitologia greca alla narrativa americana. Io volevo solo una donna contenta di essere incinta e che partorisse senza che ci rimettessero le penne né lei né il bimbo, e che magari non uscisse di testa e/o rendesse il figlio uno psicopatico. Ho scoperto che la gravidanza felice non è un argomento letterario, insomma. Quindi ero al punto di partenza: come definirmi? 

E poi mi è caduto l'occhio su un souvenir di viaggio regalato da mia sorella:




Non potevo che essere una matrioska! chi altri contiene una persona dentro di sé? e poi finalmente un'immagine rassicurante, sorridente!
Il nome si è rivelato anche profetico, visto che poi ho scoperto di aspettare una bimba: due donne una dentro l'altra :-)

E quando la mia matrioskina è nata, mi sono chiesta se il mio nickname avesse ancora un senso. Sì, direi proprio che ce l'ha. Anche senza una pupa nella pancia. Siamo comunque tante qua dentro in questo corpo: c'è la mamma, la moglie, la figlia, la sorella, la docente, la caffeinomane... A questo si riferisce la frase che accompagna il mio profilo: Tu sei un uomo solo, e io una tribù di donne. E' una citazione rovesciata di un verso del poeta siriano Nizar Qabbani (essì, nella mia vita precedente conoscevo la poesia araba) , che dice Io sono un uomo solo e tu una tribù di donne. E chissà che un giorno nella mia tribù di matrioske non si trovi lo spazio anche per una matrioskina-sorellina.

Ecco, ora che il mio blog ha superato le15.000 visite vorrei festeggiare insieme a voi con un bel giveaway, partendo proprio dalle  nostre presentazioni: quindi, perché avete scelto il vostro nickname? perché avete scelto di chiamarvi così? Detto in inglese che fa più cool: Why's Your Name? 
Il giveaway è aperto fino al 2 marzo, dopo di che verrà sorteggiata la fortunata vincitrice di questo:


Ecco le regole per partecipare:
 * Confermate la vostra partecipazione con un commento a questo post.
 * Spiegate sul vostro blog qual è l'origine del vostro nickname. Potete scriverne come ho fatto io sopra, pubblicare una poesia, una foto, una citazione...quello che preferite! Se non avete un blog, lasciate un commento qui.
 * Prendete il banner del concorso e linkate questo post.
 * Diventate follower di questo blog, se vi va :-)

Ecco il banner:

Vi aspetto!

martedì 31 gennaio 2012

Il risotto che fa traboccare il vaso

Ieri eravate dalle parti di casa mia verso le 3? allora avrete visto una donna scarmigliata che singhiozzava in pigiama sul balcone. Ero io. Il riso era troppo salato.
Non ne vado fiera, e non capisco bene che sia successo. Anzi sì. Sono reduce da una settimana di influenza globale e totale: il marito, me, la pupa. Elena è stata bravissima, ma non si schiodava da me nemmeno per un momento - scene di disperazione quando, un paio di volte al giorno, dovevo per forza allontanarmi per fare la pipì-. Io ho avuto una sola giornata di vero ko con febbre, mal di testa, mal di gola, dolori articolari tutto insieme, e meno male che è arrivata in soccorso zia fatamadrina che mi ha permesso di dormire 3 lunghe ore filate di pomeriggio. E mi sono resa conto che erano esattamente 7 mesi che non succedeva: da quando ho partorito. Per la settimana successiva il sonno di Elena è stato problematico (ora non ne siamo proprio fuori, ma va meglio), in più c'era anche il marito con l'influenza e le sue grane di lavoro ben attaccate a lui, una casa perennemente in disordine grave nonostante gli sforzi. E poi c'ero anch'io: che tiro a lucido la mia bambina ma non mi guardo nemmeno allo specchio. Che non compro un vestito da non so quando perché non mi riconosco in questo corpo. Che in teoria avrei un lavoro intellettuale ma nella pratica non riesco a leggere nemmeno Io e il mio bambino, altro che ricerca. E intanto la competizione feroce  mi taglia fuori mentre preparo brodini. Io adoro preparare i brodini, vedere davanti ai miei occhi la mia bambina che diventa una persona piccola piccola e ben definita. E' che vorrei avere giornate di 28 ore, quanto meno: per poter riprendere a leggere, a scrivere, fare ricerca, oltre che a smacchiare vestitini e cantare canzoncine. Elena avrebbe anche una mamma migliore, più completa, lo sento davvero in profondità. Dice: Mandala al nido, no? e vai con il senso di colpa che mi attorciglia tutta. 
Tutto questo groviglio cerco di tenerlo per me, ma a un certo punto scoppio, e succede sempre, inevitabilmente con lui, su di lui, contro di lui. Che è un uomo  meraviglioso, sempre calmo e dolce, quindi immaginatevi l'effetto di sentirlo urlare contro di me dopo il mio ennesimo sbocco di bile. 
Metteteci come corona perfetta della giornata un risotto (erano ormai le 3, e quello era il nostro pranzo) che si rivela troppo salato e mi sembra che mi urli  dal fondo della pentola che oltre che una mamma inadeguata, una moglie arpia e una ricercatrice incapace, sono pure una pessima cuoca: adesso si capisce meglio perché singhiozzavo così sul balcone?
Ho scritto cose senza capo né coda, e nemmeno troppo originali. Ci siamo passate tutte, lo so. Ma quando ci passi tu è un'altra storia, e spero solo di uscirne presto, non so come, ma in qualche modo farò.

(E comunque stamattina ho avuto una rivelazione riguardo la sceneggiata di ieri: era sindrome pre-mestruale, non me lo ricordavo più cosa si provasse ;-)

mercoledì 18 gennaio 2012

Il giocattolo preferito che non t'aspetti

Pupetta ha più giocattoli che mesi di vita. A Natale abbiamo fatto il pieno: luci, suoni, colori. Non ce n'era uno che non producesse qualche suono. La tredicesima del papà se n'è andata in batterie, in pratica.

Quindi quando giochiamo la scelta è tra il telefono (che grazie al cielo ha un volume bassissimo)
il dinosauro (ma chi scrive i testi di questi giochi? D come dromedario? una parolina più semplice no?)

il cubo parlante (di cui non si capisce un'emerita cippa nella versione inglese, shame on me. Lancio un appello: che c@##§ dice il bruco in inlgese?Yummy yummy yummy, I got apples (?) in my ...?)


la palla sonora (che si attiva anche con un sospiro: quando metto in ordine i giochi mentre la pupa dorme la maneggio come se fosse una mina)

l'inquietante dondolino (che suona anche lui solo a guardarlo)

la deliziosa coccinella carillon (che sentiva già nel pancione, e infatti è una delle prime cose cui abbia sorriso)

E, dopo un'affettuosa mordicchiata di saluto alle antenne della coccinella, con cosa gioca Elena fra tutti i giochi a disposizione?

Con questa:







No, non ho sbagliato a inserire immagine. Di tutto quello che c'è in giro, lei punta regolarmente il mio tubetto di crema per le mani. Le piace manipolarlo? le piace il materiale? le piace mangiucchiarne le estremità? le piace il colore? Mistero. Di sicuro c'è che alla prossima occasione chiederò non giocattoli ma creme e cosmetici. Per la bimba, s'intende ;-)

sabato 14 gennaio 2012

My Seven Links projects - Matrioska

Riprendo da Aprovadimamma questo gioco tra blogger molto carino. E dunque ecco una selezione ragionata di sette link speciali dal mio blog:


post di cui vado più fiera: Ode al Mellin 1. Ripercorrere la storia dell'allattamento di Elena mi ha fatto stare male ma sono contenta di avercela fatta, e a giudicare dai commenti sono riuscita a trasmettere quello che provo e provavo.



post più bello: Un po' mamma, finalmente. Scelta banale forse, ma quale altro avrei mai potuto indicare?


post più utile: Quello che tutte sanno della gravidanza ma nessuno ti dice. Lo scelgo perché sarebbe stato utile a me se l'avessi letto su qualche altro blog!




post più controversoL'insostenibile pesantezza di certe mamme. Dopo qualche tempo dalla pubblicazione è nato un bel dibattito che va dai pannolini lavabili all'idea di maternità

post il cui successo mi ha stupitaCoprofilia - roba da mamme, astenersi pervertiti.  Un utile prontuario sulla cacca, ché la maternità non è tuta tetta ed esaltazione mistica ;-)



post più popolare: in seconda posizione dopo L'insostenibile pesantezza di certe mamme,  Nomen Omen, ma di cosa? . Scelta collettiva del nome di mia figlia

post che non ha avuto l'attenzione che meritava: il primo, direi. Essere un po' incinta, ovvero oltre il sì o no