venerdì 30 dicembre 2011

Verso Capodanno

Non ho mai sentito il Capodanno come l'inizio di qualcosa di nuovo: sarà che a casa mia  è principalmente un'altra tappa nella lunga maratona mangereccia delle vacanze di natale, sarà che per me l'inizio di un nuovo anno è sempre stato a settembre, ma non ho mai avvertito l'esigenza di fare bilanci e formulare buoni propositi.
Quest'anno in particolare per me è cominciato alle 4.07 del 27 giugno, quando una neonata tutta capelli e ciccette è finalmente uscita dalla mia pancia, nonostante si fosse legata ben bene per restarci. Un po' sono nata anch'io quella notte. E pochi giorni fa ha- abbiamo - compiuto sei mesi: gioia e stanchezza, sorrisi e risvegli, panico e pazienza. Quindi per me, per noi, Capodanno è tra sei mesi, ma girovagando per blog mentre Elena mi dorme accanto mi è venuta voglia di fare gli auguri a tutte le donne di cui sbircio le vite.
Buon anno a tutte, a chi ha trovato (un figlio, un lavoro, una passione, una Birkin) e a chi sta cercando. Buon anno alle neomamme stanche e assonnate, alle impanzate sognatrici, alle plurimamme instancabili, alle cercatrici preoccupate e allegre. Siete un mondo meraviglioso, e mi arricchite ogni volta che vi leggo. Felicità e completezza, in qualunque direzione vi porti la vita: questo è il mio augurio e il mio ringraziamento.

venerdì 23 dicembre 2011

Il piacere delle piccole cose - giveaway di Gracy-

Da una fatina come Gracy di Uno+Uno =3 non ci si poteva aspettare che un giveaway dolce e positivo, al quale partecipo più che volentieri. Ecco  5 piccole cose che mi rendono piacevole la vita:

1. Il tintinnio del cucchiaino nella tazza del caffè: è un suono che mi fa sentire a casa dovunque io sia

2. Il rumore della pioggia mentre sono sepolta sotto le coperte

3. Il cielo terso di queste giornate freddissime

4. Leggere una rivista mentre Elena ronfa al sole sul lungomare

5. Una doccia lunghiiiiiissiiiiiiiimaaaaa e bollente


Solo a pensare a queste cose mi sento già meglio!

venerdì 9 dicembre 2011

L'insostenibile pesantezza di certe mamme


Quelle che… il latte artificiale? Noooo!! Fa malissimo!! Io do la tetta al mio cucciolo che ha 3 anni / 4 anni/ 5 anni/6 anni/ 7 anni/ che oggi ha dato l’esame di diritto costituzionale. (Beh, allora dammi un’alternativa: faccio morire di fame mia figlia?)

 Quelle che… il biberon? Nooooo!! Perché metti in bocca a tua figlia plastica e caucciù?!? Io uso solo e sempre santa tetta. (E non ti chiedi se io abbia alternativa? Tanta sensibilità per tuo figlio, tanto poca per il resto del mondo)

Quelle che… il ciuccio? Noooo!! perché metti in bocca a tua figlia plastica e caucciù? Se vuole ciucciare io le do solo e sempre la tetta!! (E quando non ci sei che si fa?)

Quelle che… il passeggino? Noooo, così abbandoni tua figlia!! Io uso solo e sempre la fascia!! (Anche se il pupo pesa 18 chili. Anche se devi fare 5 km a piedi. Anche se ci sono – 3 gradi. Cos'è, un nuovo sport estremo?)

Quelle che… il box? Noooo! Così abbandoni tua figlia in una prigione!! Io tengo mio figlio sempre con me! (- Ma a me sembra un luogo sicuro dove fare pratica per alzarsi, per giocare.... - "Nooo! è come una prigione, il bambino deve stare sempre con te altrimenti si sente abbandonato! - " E se devi, non dico fare pulizie o lavorare da casa, ma, tipo, fare pipì? Una doccia? -  “Lo porto con me!” - E come fai, scusa? - “ Ci sono le fasce impermeabili per la doccia!” Ah, ok, hai vinto tu, sono senza parole).

Quelle che… il lettino? Nooo!! così abbandoni tua figlia!! Noi abbiamo fatto co-sleeping fino a 3 anni / 4 anni/ 5 anni/6 anni/ 7 anni/ notte prima della maturità (E se mia figlia si trova bene nel suo lettino che dovrei fare? Metterla di forza nel lettone?)

Quelle che… le uova del supermercato? Nooooo, fanno malissimo!! io a mio figlio do solo uova biologiche, ma solo se le galline me le fanno sulle scarpe altrimenti non mi fido!! (Sostituire “uova” con qualsiasi alimento, e chiedersi quanto tempo passano nelle cascine)

Quelle che… il pediatra? Noooo, non capisce niente! Solo una mamma sa cos’è bene per il proprio figlio (Certo, perché quando partorisci ti danno anche la specializzazione honoris causa, e se diononvoglia tuo figlio si ammala fai diagnosi e prescrizione da sola)

[Sottogruppo: quelle che… gli antibiotici? Noooo, fanno malissimo!! Mio figlio è guarito solo con gli anticorpi del mio latte! (certo, per un raffreddore di quelli che passano da soli. Prova a far guarire una bronchite con il latte materno)]

Quelle che… le vaccinazioni? Nooooo, fanno malissimo!! Ci sono decine di studi blablabla (Sì, ci sono decine di studi che certificano che i vaccini NON fanno male. Il medico che sosteneva che facessero male l’hanno radiato. C’è una limitatissima percentuale di rischio al momento della prima vaccinazione, e nessuno la fa a cuor leggero, ma non vaccinare i figli è contro il loro interesse innanzitutto. Immagina quando il tuo batuffolo non vaccinato sarà un marcantonio di 30 anni che deve andare per lavoro in un Paese a rischio, sai quanto ti ringrazierà?)

Quelle che… l’asilo nido? Noooo, fa malissimo!! Un bambino ha bisogno solo della mamma! (Risposta 1. E la mamma ha bisogno di soldi per il bambino; Risposta 2. Ma dov’è il problema se un bimbo passa qualche ora insieme ad altri bimbi seguiti da personale specializzato? Ah già, solo la mamma sa eccetera)

Quelle che… le mamme devono seguire solo il loro istinto! (Ma se non sei d’accordo con loro ti aggrediscono a suon di “Ma la bibliografia di quanto affermi, eh? Eh? Eh?”)

Care mamme di cui sopra, fate esattamente come vi pare, fate tutto quello che pensate sia giusto per i vostri figli, ci mancherebbe altro. Ma per cortesia lasciatelo fare senza sfrangimento di scatole anche a me, anche a noi altre, che siamo mamme brave e attente quanto voi, che ci crediate o no.

martedì 29 novembre 2011

Tetta taumaturgica

Nuova ricerca sulla superiorità del latte materno. In base a questi studiosi polacchi, il quoziente intellettivo è proporzionale al numero di mesi di allattamento al seno ricevuto. Insomma se ti allattano per soli 3 mesi sarai in grado giusto di fare le addizioni, se non ti allattano avrai lo stesso q.i. di un sasso di fiume, se ti allattano fino a sei anni (anzi fino a 72 mesi, come amano classificare il tempo le fautrici dell'allattamento a oltranza) puoi correggere gli errori della teoria della relatività di Einstein.

Certo, non fa una piega: parlare al bambino con un lessico ampio, stimolarne le capacità, seguirlo nei primi studi, leggere per lui e con lui, magari avvicinarlo alla musica... tutte scemenze rispetto al magico elisir.

Serve solo e soltanto la tetta taumaturgica: [questo non dipende da]  un semplice composto chimico che manca nel latte artificiale. Piuttosto, potrebbe essere un 'ingrediente' complesso basato sulla qualità del latte ma soprattutto sulla speciale interazione che si crea fra madre e figlio durante la poppata. 


Così, noi mamme che allattiamo con il biberon rassegniamoci, buttiamo tutti i libri per bambini, smettiamo di dire che abbiamo un rapporto speciale con i nostri figli esattamente come chi allatta al seno  e torniamo nel nostro cantuccio pagato dalle multinazionali cattive.
Ma per favore.

domenica 27 novembre 2011

Dimmi come mangi e ti dirò chi NON sei

Oggi Elena compie cinque mesi, e ho deciso di proporle la sua prima pappa approfittando del papà a casa per supporto morale&materiale. Il pediatra mi ha dato la ricettina, ho parlato con la mia amica che sta già svezzando la sua bambina con successo,  mi sono documentata sull'autosvezzamento che non mi ha convinto, e qualche ora fa, con attenzione e anche un po' d'emozione, ho messo sul fuoco il primo brodo vegetale della nostra vita.  Mentre aspettavo che cuocesse romanticheggiavo sul tempo che passa, sui progressi , sul fatto che un anno fa questa bimba che mi riempie la vita era poco più di un sospiro nella mia pancia... poi ho aperto la pentola.
LA TRISTEZZA.
Cioè, io dovrei dare a mia figlia quella robina giallina smortina con il semolino? ma perché? hai voglia ad aggiungere olio e parmigiano, quello non è un pasto, è un fantasma di pasto! io ho una bimba sveglia e curiosa, perché dovrei mortificare la sua esperienza del mondo con una roba così?
Melodramma a parte, devo dire che sto vacillando sulla convinzione di cominciare con le pappe ora che ne ho visto il brodo, mi chiedo se davvero sia la cosa migliore per lei. Ho improvvisamente rivalutato l'autosvezzamento, del quale comunque ci sono cose che non mi ispirano.
Mamme più esperte di me, all'appello! mi faccio passare lo choc della pappina? aspetto che la pupa cresca ancora e la svezzo con le lasagne?

Five months

Cara Pupetta,

oggi compi cinque mesi! sembra ieri, sembra un'ora fa, sembra un minuto fa. Ti tenevo in braccio stravolta e dolorante per i punti di un cesareo d'urgenza, e tu eri bellissima, rosea e piena di capelli neri. Piangevi e dormivi, nient'altro, ogni tanto aprivi gli occhi di un color blu innocenza.
E ora, solo un minuto dopo eccoti qui, bionda, sempre rosea e con gli occhi grigio-verde. Quante cose hai imparato a fare in cosi poco tempo... sai metterti seduta (anche se ancora non sai restarci), sai afferrare gli oggetti, sai tirare i capelli della mamma, gli orecchini della zia, la barba del papà, sai toccarmi il viso con quelle manine cicce  e perfette, sai fare un sproposito di vocalizzi a decibel non misurabili, sai puntare i piedi (in senso proprio e figurato).
E tra un minuto avrai sei mesi, tra due avrai un anno, e fra tre minuti avrai il primo fidanzato. Come si fa a far bloccare il tempo, e a farlo correre insieme?

venerdì 11 novembre 2011

domanda da un milione di dollari

Il pediatra di Elena è un bravo medico e una brava persona.
Ha però delle fisime, tra cui quella che i bambini per tutto il primo anno di vita non debbano entrare in contatto con altri bambini. Secondo lui non dovrebbero stare a meno di tre metri di distanza. Io potrei anche essere d'accordo in linea teorica (trasmissione di virus, germi etc) ma non è esattamente semplice da fare già nella quotidianità di figlia unica senza cuginetti (vedi mani luride dell'affettuoso bimbo del piano di sotto).
Ogni volta che andiamo a fare la visita il pediatra mi chiede "Ha tenuto sua figlia  maniacalmente (testuale ndR) lontana dagli altri bambini?"
E allora la domanda è: io con che coraggio gli dico che tra quattro mesi porterò Elena al nido?

sabato 29 ottobre 2011

Una striscia

Una sola.
Sul test di gravidanza che ho fatto alcuni giorni fa per sicurezza: dopo il capoparto due mesi fa non ho avuto più nulla.
Finestrella del controllo test colorata, finestrella dell'esito bianca: non incinta.
(Uff... sospiro di sollievo).
L'anno scorso più o meno di questi tempi avevo scoperto di essere incinta, sai che divertimento ad avere due figli a un anno esatto di distanza? giusto ora che mi sto abituando ad averne una per casa!

E però, però...
Saranno gli ormoni ancora ballerini, sarà la follia da neomamma, ma (<blush > non mi sarebbe poi dispiaciuto così tanto. Anzi, confesso che una piccola parte di me (una parte fuori di testa, evidentemente) non vede l'ora di avere un altro neonato tra le braccia per un semplice motivo: per potermelo godere fin dal primo momento.
 Con Elena ho impiegato almeno un mese per rilassarmi e guardare la pupa senza sentire una morsa di inadeguatezza. Ora immagino più sicurezza, più consapevolezza: non sarei tramortita nel passaggio dalla teoria alla pratica della maternità.
Certo,  ogni gravidanza e ogni figlio sono a sé, ma diciamoci la verità, al secondo figlio sei più preparata. Comunque andasse il parto, non sarei sotto choc come per Elena, e affronterei con più filosofia anche la faccenda dell'allattamento. Sarei meno disperata durante le sessioni di pianto perché saprei per certo e non per sentito dire che prima o poi quella fase finisce. E poi Elena avrebbe qualcuno (anzi, qualcuna, perché riesco a immaginare solo un'altra femmina, ho anche il nome!) con cui crescere insieme...

E se poi non fosse una bimba tranquilla come la sorellina? se il karma mi mandasse un terremoto ingestibile?
Pochi giorni fa ho sentito due amiche che hanno avuto il secondo figlio da pochissimo, ed entrambe erano nel pieno della fase "Machimmelaffattofà", più preoccupate per il primogenito che per il neonato. Hmmm.... a questo sarei pronta? Più in generale, esiste il momento in cui si è pronti per il secondo figlio?

PS. Domanda tecnica: a voi il ciclo dopo il capoparto si è stabilizzato subito? che faccio, compro un altro test?

martedì 25 ottobre 2011

E' più facile scegliere un'auto (mom bootcamp confused edition)

Rispetto a un seggiolone, intendo.
Già perché quando devi comprare un'auto hai un budget, hai un'idea su cosa ti piace,  e soprattutto di come la userai; sai dove la terrai e quindi la scelta si riduce rapidamente a due o tre modelli.
Con il seggiolone invece vai alla cieca: tu pensi che sia una passeggiata poi scopri che ci sono DECINE di modelli superaccessoriati e con caratteristiche variabili. Ti assale il panico: il sedile reclinabile? la retina portaoggetti? e il poggiapiedi regolabile?
Poi scopri i prezzi, e lì è un altro dilemma. Perché ci sono dei seggioloni che costano quanto una rata di mutuo, altri decisamente abbordabili e un'infinita varietà di vie di mezzo. Che faccio, risparmio sulla pelle di ma figlia? ma quei millemila euro in più di seggiolone non è meglio usarli per qualcos'altro?
Insomma, è un mese che studio, giro per negozi, molesto mamme esperte. Tra poco mi daranno il diploma di master di secondo livello in Seggioloni.
La prima, ingenua scelta (beata innocenza) è stata questa:
Fresco - Bloom
Bellissimo, eh? Cool, smart, stylish, e chi più anglicismi ha più ne metta. Poi ho visto il prezzo, che per pudore non riporto, c'è un limite a tutto. Fine della storia.

Il secondo modello visionato e a lungo considerato come scelta possibile è stato questo:
Polly 2 in 1 - Chicco


Ottimo rapporto qualità-prezzo, molto diffuso. Ci ho anche piazzato dentro la pupa: test superato, nonostante lei sia ancora piccola. Poi ho letto qualche recensione: molte lamentele, tra cui mi ha colpito una mamma su Mumsup.com che malediceva il giorno in cui era entrato in casa, perché enorme e di difficile pulizia. In effetti che non fosse proprio un seggiolone da borsetta si vedeva già in negozio, e mi era stato confermato dalla gentilissima Aprovadimamma che, pur lodandone la versatilità, mi avvertiva di verificare lo spazio in casa. Prendendo un po' di misure in cucina è emerso che Polly ci poteva andare.  A patto di togliere il tavolo o il frigorifero però.
 Pachiderma bocciato.
Sempre su Aprovadimamma ho trovato un altro seggiolone trendy:
Nano - Bloom
Bello eh? non costa nemmeno tantissimo se si cerca un po' su Internet. Chiuso occupa meno spazio di me, e guardate che linee accattivanti. Ma aperto è comunque troppo largo per il mio cucinino, e ha un po' di limiti (segnalati con la consueta gentilezza da Aprovadimamma) tipo la mancanza di sedile reclinabile, il poggiapiedi lontanissimo e la seduta in ecopelle (?!?) un po' antipatica da pulire. Addio Fresco, è stato un piacere.

Intanto ho provato il seggiolone di un'amica, che a casa sua sembrava perfetto:

Contempo-Graco

Più compatto e piccino di Polly, si chiude con facilità ed è di circa 4 chili più leggero della media. E' anche tra i più economici. L'unico difetto che gli avevo trovato era la seduta un po' cheap, sentivo la struttura dietro la plastica e faceva un po' di rumore nel reclinare il sedile. Ma pazienza, poteva andare, se avesse superato la fatidica prova misure-cucina. Indovinate com'è finita?

Per quindici minuti ho avuto un flirt con quest'altro:
Zuma - Inglesina
Che volete, ho un debole per i seggioloni stylish.  Anche questo caro come l'oro, ma a saper cercare online si trovano prezzi interessanti. Ho letto però un paio di recensioni sfavorevoli, e soprattutto ho scoperto che si limita a sembrare più piccolo: le due aste posteriori sono lunghissime e in cucina creano un simpatico effetto pista per corsa ad ostacoli. Adieu Zuma.


Intanto ciclicamente si riproponeva il seggiolone basic che più basic non si può:
Antilop - Ikea

E' bruttino, bisogna dirlo. Ma se proprio mi devo rassegnare a un pachiderma in salotto visto che in cucina non entra niente, tanto vale risparmiare, no?. E di questo ho letto solo cose buone, ovvero che fa il suo onesto lavoro di seggiolone e si pulisce in un attimo. Certo, niente seduta reclinabile, niente poggiapiedi, niente rivestimento (forse lo vendono a parte però) , ma ci puoi mettere dentro la pupa e farla mangiare. Che vuoi di più per 15 euro (20 con vassoio)?

Ad un certo punto Marito, impietosito dal mio mese di ricerche infruttuose, si è messo al lavoro e nel giro di pochi clic ha trovato quella che (almeno oggi, domani si vedrà) sembra LA soluzione:
3 sixti - Cosatto
Sento qualcuno che mormora che somiglia al primo (Fresco Bloom)? Già. Ma costa un quarto. La base è di 57x57 cm, entra perfettamente nella mia cucina. Ruota a 360 gradi quindi basta una spintarella per girare la pupa nella mia direzione invece di spostare tutto il pachiderma. Recensioni perlopiù favorevoli. E' vero, non si chiude, ed è anche pesantino: ma riflettendoci bene, quante volte avrò la necessità reale  di spostarlo? quelle tre-quattro volte vorrà dire che lo farò fare ai bicipiti del marito.
Problema (almeno per me): non l'ho visto dal vivo. Perché non mi è capitato di andare in UK ultimamente. Lo vendono solo lì, va ordinato online. Che faccio, mi fido?



venerdì 21 ottobre 2011

In visita

Oggi sono ospite qui. grazie a Maia Calenda per lo spazio sul blog ilmioparto.blogspot.com e per  la bella chiacchierata via mail.

martedì 18 ottobre 2011

Ode al Mellin 1

Chi mi legge lo sa, non allatto al seno. Non per mia scelta: non ho avuto latte. L’allattamento, o meglio, il non-allattamento è stata la cosa peggiore di tutta l’esperienza della maternità. Peggiore anche di 8 ore di travaglio+ventosa+ cesareo d’urgenza alle 4 di notte, non so se rendo l’idea.

La prima volta che mi hanno portato Elena mi hanno detto: “La attacchi subito al seno eh!” e se ne sono andati.
Ho provato ad attaccarla, è stata una sensazione bellissima. Ovviamente non usciva nulla se non poche gocce di colostro, ma io ben istruita al corso preparto, dalle riviste, da Internet e da tutti i posti dove martellavano  con l’importanza del latte materno, non mi preoccupavo, anche se Elena già piangeva per la fame.

Nelle ore seguenti l’ho attaccata ancora, e ancora e ancora. Non sapevo come gestire i capezzoli che scomparivano nella massa del seno, ma sembrava che mia figlia ne sapesse più di me su come attaccarsi. Ancora colostro e basta. Secondo giorno idem. Elena era furibonda per la fame, la conosceva tutto il reparto per i suoi strilli.

Al terzo giorno arriva un gran dolore ai seni: montata lattea in arrivo, mi dicono tutti. Evviva! Mi consigliano di favorirla con impacchi di acqua calda, e io, per amore di mia figlia, mi tengo borse d’acqua calda sul petto per tutta una lunga, torrida notte di fine giugno.

Quarto giorno, ancora niente latte. Intanto Elena ha l’ittero. Nulla di grave, basta un giro sotto la lampada, ma per scaricare la bilirubina in eccesso deve urinare e defecare, e non può farlo se non mangia, giusto? Arrivano i primi biberon di latte formulato, finalmente mia figlia smette di piangere. Intanto io mi faccio aiutare al nido ad attaccarla al seno vuoto: tutte le infermiere mi hanno manipolato, strizzato, spremuto, torto i capezzoli, accusato a turno me e mia figlia di non sapere come attaccarsi e poi ammettere che Elena si attaccava benissimo.

 Intanto però lei aveva scoperto il biberon, più facile e soddisfacente. Allora mi sono attaccata al tiralatte per ore, pur di darle prezioso latte materno come mi ripetevano tutti allo sfinimento: mai tirato fuori più di dieci grammi. Durante quelle sessioni interminabili producevo più lacrime che latte, in pratica. Ero circondata da manifesti che incitavano all’allattamento al seno, infermiere che mi facevano tenere la bambina affamata attaccata al seno vuoto “per stimolarlo” e solo quando era rauca di pianto mi davano il biberon, sempre ripetendo “Il latte materno è la cosa più preziosa per il neonato e blablabla”. Attaccavo Elena al seno e piangevamo in due per la frustrazione, le davo il biberon e piangevo io per il senso di fallimento. Mi sentivo una mamma menomata.

Siamo andate avanti così una settimana, con due giri di lampada per l’ittero. Una mattina vado al nido per il rito seno vuoto-bimba arrabbiata-biberon pieno-bimba serena e una delle solite infermiere mi fa: “Signora ma non si preoccupi, anche io ho usato il latte formulato e le dico che i bambini crescono benissimo!!”.
Ma come?!?! Ma se fino a ieri mi trapanavate il cervello con sta storia del latte materno?!?

Ho continuato a sentirmi inadeguata anche dopo l’uscita dall’ospedale.  Ogni pianto di Elena era una pugnalata perché pensavo che se avessi avuto latte avrei potuto calmarla attaccandola al seno. E poi tutti a chiedere “La bambina come sta? La allatti? E perché no?”, e io lì a sentire di dovermi giustificare quando sarebbe bastato rispondere“perché non ti fai un po' di  fatti tuoi?”.

Benedetto Mellin1, mentre io mi disperavo lui faceva il suo lavoro di latte formulato e faceva crescere la mia bambina.

Intanto io lentamente capivo che essere mamma è molto di più che offrire un seno, e che anche attraverso la tettarella possono passare amore e cura. E ho capito che l’attenzione che circola verso l’importanza dell’allattamento al seno sconfina nel terrorismo: si batte talmente tanto sul latte materno che ci si dimentica di chi, per diversi motivi, usa quello formulato. Che resta latte, mica veleno, a differenza di quanto sostengono le talebane del latte-materno-fino-alla-maggiore-età. Io dico solo: sì al latte che fa crescere tuo figlio, qualunque esso sia.  

lunedì 17 ottobre 2011

Rivoglio gli anni '50!

quelli in cui le donne stavano a casa a crescere i figli

quelli in cui nessuno si sognava di chiederti di andare a lavorare un giorno a settimana a Roma (in un'altra regione!) con una figlia di quattro mesi

quelli in cui le donne non avevano velleità di carriera

e magari nemmeno si erano uccise all'università, dottorato e quant'altro per fare poi le superprecarie a trentadue anni

quelli in cui il congedo di maternità non esisteva perché la maternità era LA condizione perenne
e quindi meglio dei miei 5 mesi risicati e insufficienti

quelli in cui le nonne non lavoravano pure loro! e non dovevi barcamenarti tra orari e disponibilità di parentame vario
quelli in cui la babysitter che hai trovato non guadagnava più di te (superprecaria superqualificata eccetera)

quelli in cui se volevi di più dalla vita facevi un altro figlio!



Si capisce che a novembre torno al lavoro?

giovedì 13 ottobre 2011

Istinto vs Intuito

Matrioska: "Oddio come farò con una neonata? come capirò perché piange, se ha sonno e tutto il resto?"
Chiunque: "Non ti preoccupare, ti aiuterà l'ISTINTO MATERNO".

E così, rassicurata da quest'affermazione, ho aspettato che insieme alla montata lattea arrivasse l'istinto materno. Non è arrivata né l'una né l'altro.

La primissima volta che ho visto Elena e l'ho stretta tra le braccia, tutta nuda dentro a una copertina di carta rosa, ho pensato anzitutto "Ma allora quando al risveglio mi hanno detto che era bellissima non era una balla!".
E poi ho sentito forte, fortissima, la sensazione che quei tre chili e settecento grammi di capelli neri e ciccine rosee fossero FUORI da me. Non l'ho riconosciuta come una parte di me venuta alla luce, l'ho conosciuta in quel momento come essere umano indipendente e autonomo (e bellissimo, l'ho già detto?), affidato a me dal destino, da Dio o dalla natura, fate voi. Mi sono sentita desiderosa di crescerla, di conoscerla, e altrettanto smarrita all'idea di un compito così vasto, così impegnativo.
Quando poi ha cominciato a piangere, il panico assoluto. Che dovevo fare in quel momento? Cervello-chiama-istinto materno-cervello-chiama-istinto materno- dove cavolo sei istinto materno, ad ubriacarti nei peggiori bar di Caracas?-. 

Era così piccola che temevo di romperla (e dove aveva la manopola del volume? era bloccata sul massimo!), me la tenevo tra le braccia aspettando l'illuminazione. Ma il mio istinto ormai sbronzo doveva essersi accasciato in qualche vicolo scuro del mio cervello.
Qualcuno nella stanza mi disse "Attaccala al seno". Ci provai, e scoprii che non era affatto facile, manco per niente. Provai e riprovai poi lei si addormentò in braccio a me. Ero segretamente sollevata che dormisse, poteo prendere fiato dopo venti minuti di apnea.
Nei giorni seguenti in ospedale mi sono trovata questo fagottino urlante per la fame tutto il giorno, e l'aiuto di mia madre che mi ha fatto da angelo custode in realtà mi avviliva, perché vedevo che lei sapeva cosa fare e io no. Aggiungiamoci che il latte non arrivava e capirete quanto mi sentivo menomata come mamma.

Una volta dimessa sono stata da mia madre per un paio di settimane, armata di latte formulato, biberon e buon propositi. Elena piangeva e dormiva (che altro deve fare un neonato?), a cicli brevi e continui. Io mi sentivo cronicamente stanca, ma quando mia madre o le mie sorelle si prendevano cura di lei per farmi riposare non ci riuscivo, piena di sensi di colpa. Quando scoppiava in  pianto stavo lì a cullarla, pregando che arrivasse mia madre con il teletrasporto e la calmasse all'istante.

Al ritorno a casa mia ero preoccupata di non sapermi prendere cura di lei, senza la supernonna. Poi un giorno è passato, poi due, tre, una settimana. E io ho cominciato pian piano a rilassarmi. Certo, era sempre una gran fatica e rubavo manciate di minuti di sonno in ogni momento possibile, ma cominciavo a conoscere mia figlia, a capire in che modo tenerla in braccio per farla mangiare e farla dormire. Quando ho avuto l'illuminazione che le ninnananne non la facevano addormentare ma ne destavano l'attenzione il livello della nostra vita è migliorato di colpo.

Il famoso istinto continua ad essere in coma etilico, ma è arrivato il fratello povero, l'intuito. Gradualmente, con i gesti ripetuti ogni giorno, con 24ore su24 passate insieme, Elena ed io ci siamo conosciute, capite, e amate.
Un mix di buonsenso, pazienza, attenzione e amore: questo è per me l'intuito di una mamma, quello che ti fa capire che sta per arrivare il sonno, o la fame, o la voglia di giocare.
Non è guardando mia figlia negli occhi che per magia capisco che cosa vuole. E' imparando come guardarla, restando concentrata su di lei e apprendendo l'arte della pazienza che sono arrivata alla naturalezza del rapporto madre-figlia.
Quando oggi la sento pigolare anche se sono in un'altra stanza mentre nessun altro la sente, l'ospite in visita dice compiaciuto (più spesso compiaciutA): "Eh, l'istinto materno..."
Eh, l'istinto materno un paio di palline da tennis! sono allenata a sentirla, ho le orecchie tarate sulla frequenza della sua voce. E se lei si agita in braccio all'ospite e passata (in fretta e furia) in braccio a me si addormenta all'istante, eccolallà con l'istinto materno un'altra volta. E il fatto che questa bimba conosca me  meglio di chiunque altro, quindi con me si sente al sicuro perché la tratto come vuole e come sa?
Comunque finora, nonostante la mia propensione alle repliche fulminanti, non ho mai risposto male a nessuno. D'altro canto, che ne sanno loro: solo noi mamme sappiamo che l'istinto materno non esiste.

E voi che ne pensate? avete avuto l'illuminazione o ve la siete costruita con fatica?



lunedì 10 ottobre 2011

Coprofilia (roba da mamme, astenersi pervertiti)

Sì, lo so, è una perversione sessuale.
No, non è il mio caso.
Però se si mette da parte l'accezione con cui si usa questa parola e ci si sofferma  sull'etimologia esce fuori copros= feci e filìa = amore. E in questo contesto desessualizzato di affettuoso interesse per le feci altrui io mi ci ritrovo perfettamente, perché da quando sono mamma la cacca è uno dei miei pensieri principali ogni giorno.
Elena, come molti bambini che bevono latte formulato (altresì detto artificiale, ma questa definizione non mi piace, poi magari ci ritorno su questa cosa) non fa la cacca ad ogni poppata, ma, quando va bene, una volta al giorno. Spesso una volta ogni due giorni, e ogni tanto anche ogni tre.
Ho un database mentale della cacca che fa invidia a un computer, e appena scadono ventiquattr'ore dall'ultima scarica comincio ad agitarmi un po'. Se arriviamo al giorno dopo comincio a blandire mia figlia e a ripromettermi di usare mezzi estremi. Se, Diononvoglia, arriviamo al giorno dopo ancora comincio ad attrezzarmi. Finora non ho mai avuto bisogno di ricorrere a rimedi invasivi ma sono pronta a tutto. E qualunque mamma con cui parli mi dà una dritta. Finora, tralasciando il sondino rettale che non è ancora stato necessario, mi è stato suggerito di:

- aggiungere 10 gr di acqua nel biberon per ammorbidire le feci (lo faccio regolarmente, mi sento di dire che non fa magie ma aiuta)

- massaggiare il pancino in senso rigorosamente orario (ma perché orario? comunque, fatto ogni tanto, mai che abbia funzionato. O sarà colpa mia, quando quella volta mi sono distratta e l'ho fatto in senso antiorario?)

- tenere le gambine sollevate (fatto ripetutamente, ma ho l'impressione che serva più alla mamma che si illude di aiutare che alla bimba)

- mettere supposte di glicerina (ancora non necessarie, spero di non arrivare a usarle)

- stimolare il retto con: #cottonfioc
                                  # termometro
                                 # (tenetevi forte) prezzemolo.
Quest'ultima cosa mi è stata suggerita per la prima volta da mia madre, che raccontava "Quando capitava a voi figlie io vi stuzzicavo con un gambo di prezzemolo". Al che io incredula ho detto "Ma come?!?"  e mia madre, piccata replicava "Guarda che lo lavavo prima eh!"
Comunque, andando oltre lo stupore di scoprire scopi impensabili per il prezzemolo,  il principio meccanico di stimolare il tratto finale dell'intestino per avviare una reazione a catena mi pare sensato, ed è lo stesso anche per l'uso del cottonfioc e del termometro. Non ho ancora testato questo metodo (o meglio, non l'ho ancora testato su altri visto che a quanto pare mi è stato fatto da piccola) perché mia figlia pare capire quando sono abbastanza angosciata da stare per lavare il prezzemolo, e si regola di conseguenza, producendo materiale ad alto tasso di inquinamento e in quantità sorprendenti per un corpicino così piccolo. Intanto cerco di togliermi il vizio di dirle "Perché non MI fai la cacca amore"? , paventando il momento in cui capirà di avere - anche - questo supremo potere su di me ed elargirà o rifiuterà la cacchinasanta a seconda delle sue politiche filiali.
Qualcuno ha qualche altro suggerimento? mamme coprofile come me, che potrei fare per aiutare la mia bimba e dormire  senza questo pensiero fisso?

giovedì 6 ottobre 2011

Mom bootcamp- L'aspiratore nasale

Quando sono diventata mamma - tre mesi e un pugno di giorni fa, ma pare una vita - ero pronta a: cacca, pipì, rigurgiti, coliche, pianti. Ero disposta perfino a toccare il moncone ombelicale (che però grazie a dio è caduto prima, non vi dico il sollievo), e mi ero anche portata avanti con il lavoro preparandomi già ai dentini. Ma non mi era mai venuto in mente che la pupa, tra le varie necessità, avesse bisogno anche di farsi pulire il nasino. 
Così, arriva il giorno in cui Elena respira come un bollitore del tè: è chiaro che ha il naso chiuso, e guardano attentamente nelle narici si può vedere una massa di robina che le ostruisce.
Panico.

La supernonna va in missione e torna dalla parafarmacia con un oggetto nuovo: l'aspiratore nasale.
Panico ancora. Come cavolo si usa?

Guardando la confezione mi pare di intuire che un'estremità vada nella narice del bambino - e fin qui mi pare facile- e l'altra in bocca al genitore. In bocca?!?
L'aspiratore nasale sarebbe quindi un aspiratore umano?

Superpanico. Ma il fischio al naso di Elena si faceva più forte quindi mi sono fatta coraggio e ci ho provato.

Stendiamo un velo pietoso sulla prima volta, e a volerla dire tutta anche sulla seconda e la terza: l'importante è che ci sono riuscita in qualche modo, e, dopo un'estate rovente in cui ho scoperto che l'aria condizionata, anche se al minimo,  favorisce l'ostruzione del nasino, direi che sono cintura nera di aspiratore nasale. Si può fare, vi assicuro. 

Funziona più o meno così:
 - quando il pupo fischia o respira male si osservano le narici come se si stesse guardando la televisione e si decide se sia il caso di intervenire.

- prima di cominciare ci si assicura di avere tutto pronto a portata di mano perché la rapidità è essenziale (capirete perché)

- per facilitare l'operazione si umidificano le narici, ovvero vi si spruzza qualcosa di liquido e sterile. Vanno bene sia gli spray/fialette in commercio (ce ne sono di diversi tipi e prezzi) che semplice soluzione fisiologica acquistabile per poco in farmacia. Gli spray solitamente hanno già un erogatore, per le fialette e la soluzione fisiologica si preleva il liquido necessario (2 cc, più o meno) con una siringa e lo si spruzza (senza ago ovviamente!) nelle narici, se possibile con delicatezza.

- Si prende DI CORSA l'aspiratore, se ne mette in una narice l'estremità apposita, e si comincia ad aspirare con forza dall'altra, modello crisi asmatica grave. Dopo qualche aspirazione si vedrà un caccolone gigantesco, impensabile in un nasino così piccino, entrare nel filtro dell'aspiratore e depositarsi sulle pareti o sul fondo. Niente paura di farselo arrivare in gola, c'è un filtro assorbente alla base, e in ogni caso il tubicino è lungo.
- si ripete l'operazione dall'altra narice.

Ah, quasi dimenticavo. Dallo spruzzo della soluzione in poi il pupo urlerà come se lo si stesse scannando, si contorcerà e cercherà di strapparsi dal naso l'aspiratore. 
Non fatevi impressionare, perché non si fa male: l'aspirazione è indolore (e lo so perché l'ho provata!) ,  è solo una reazione al fastidio dell'acqua nel nasino e all'essere tenuto bloccato per una trentina di secondi. D'altra parte, vorrei vedere voi, se mentre state tranquille per i fatti vostri arriva qualcuno e vi mette un dito nel naso.




PS. Tip #1 : di solito gli aspiratori vengono venduti con due o tre filtri , che per i produttori sono monouso e vanno cambiati a ogni operazione. Il che vuol dire che in caso di bimbo raffreddato se ne farebbe fuori una confezione al giorno. Io ho provato a lavarli, sterilizzarli ( al microonde con l'apposito sterilizzatore) e riutilizzarli: un successone. E quando il filtro assorbente è davvero inutilizzabile si può sostituire con un semplice fiocco di ovatta, che filtra uguale. 
Tip #2: anche se i produttori suggeriscono di pulire in questo modo il naso prima di ogni poppata, vi sconsiglio caldamente di seguire questa strada. Usate l'aspiratore (o anche solo gli spray nasali) solo quando necessario, o alla terza applicazione della giornata i vicini chiameranno i servizi sociali...

giovedì 22 settembre 2011

La natura? è sopravvalutata (post polemico)


Parto naturale, latte materno, omogeneizzati fatti in casa, pannolini lavabili, vestitini di cotone biologico: da qualche anno a questa parte nel kit della mamma-perfetta non possono mancare queste e altre cose, tutto all’insegna della naturalità e del politically correct.

Bene, ho un annuncio: MI SONO SCOCCIATA!

Per carità, lungi da me insinuare che queste cose non siano il top del top e la scelta migliore per i propri figli. Ma non sono nemmeno qualcosa da perseguire a tutti i costi, né da difendere accanitamente come spesso succede. Sono scelte che ogni mamma fa responsabilmente, in un senso o nell’altro, ma con la differenza che se si decide di fare vita-biologica ci sono ole e applausi, mentre se cede ai prodotti di scienza e tecnica ci si deve giustificare anche con il salumiere (esempio tratto da vita vissuta).

 Fino agli anni ’90 è stata tutta una corsa verso gli stili ‘artificiali’, commettendo senz’altro molti errori, e oggi siamo all'eccesso opposto: siamo nel XXI secolo e ci si aggrappa a idee idilliache di una vita pre-moderna all’insegna della natura, puntando il dito contro i risultati dell’orrido progresso. Ti (mi) imbottiscono la testa con il concetto che tutto dev’essere più semplice e naturale possibile e poi ti trovi di fronte alla realtà.

Il parto. Per anni c’è stato un uso selvaggio del cesareo, soprattutto in Italia e in particolare nella mia regione. Assolutamente deprecabile. Per questo negli ultimi tempi, almeno in ospedale si è diventati più severi: al cesareo si ricorre solo se necessario, e fin qui va bene. Qui da me c’è proprio una direttiva regionale che impone severe limitazioni al cesareo soprattutto per le primipare. E va bene, niente da dire. Al corso pre-parto ci (mi) hanno fatto una testa così sul parto naturale e tutte le cose brutte legate al cesareo.
Se non avessi avuto un cesareo d’urgenza dopo sole (!) otto ore di travaglio, mia figlia non sarebbe uscita viva dal mio corpo. Mi vengono i brividi a scriverlo, ma è così.
Non sto qui a descrivere dettagli ma perché incaponirsi a farmi partorire naturalmente quando era chiaro – almeno a me - che non ce la potevo fare già dopo due ore? Perché il parto naturale è meglio e blablablabla. E non parliamo del parto in casa, ora tanto di moda: mia nonna (quattro parti in casa, tutti andati bene) non ci poteva credere che con ospedali e cliniche a disposizione ci fosse qualcuna che volesse partorire come sessant’anni fa.

L’allattamento. Se sul parto naturale imbottiscono la testa, con l’allattamento materno è proprio un lavaggio del cervello dovunque, everywhere. Così tu (io) arrivi esaltatissima, imbottita di coppette assorbilatte e pronta a sfamare un asilo nido. Poi per un motivo o per un altro non ci riesci e quando arrivi al biberon hai la sensazione di fare a tuo figlio un torto gravissimo. Che poi lo chiamano latte “artificiale”, ma anche se è uscito da una mucca mi pare sempre di origine naturale, o no? Certo, è adattato alle esigenze dei bimbi, ma allora chiamatelo con il suo nome, cioè “formulato”. Io non ho avuto latte, punto e basta, e mi sono sentita una mamma menomata.
Senz’altro l’allattamento ‘artificiale' porta con sé un senso di fallimento che viene dalla parte più profonda di te, ma, cazzarola!, proprio per questo c’è bisogno di tutte queste tettalebane (meravigliosa definizione scoperta sul blog delle pessimemamme)  che ti gufano su quanto danneggi il tuo bambino che invece cresce così bene? 

I pannolini lavabili. Tanto di cappello a chi riesce a gestire figlio-casa-lavoro e pure pannetti pieni di cacchina santa da lavare e rilavare. Io, anche in questo caso, ero partita convintissima, ma ho avuto il buonsenso di aspettare che nascesse mia figlia per capire come gestire la questione pannolini. Ecco che cosa ho capito: che ce la faccio appena appena a gestire gli usa-e-getta.

Sì, sono una bomba batteriologica. Sì, inquini. Ma siamo sicuri che a) lasciare per due-tre giorni in un bidoncino un mucchio di pannolini sporchi carichi di batteri che si riproducono come conigli e b) fare lavatrici su lavatrici, e magari anche asciugatrici in inverno sia davvero meno dannoso per il pianeta?
Per non parlare del tempo che ci vuole a smacchiare, trattare, lavare i pannolini. la mia esperienza di mamma senza aiuti accanto, mi pare impossibile poter gestire anche quest’aspetto da sola. O meglio, certo che si può fare, mia madre (come le mamme di tutte noi) l’ha fatto per tre figlie. Proprio per questo, quando tutta entusiasta le raccontavo della decisione di usare i lavabili, mi guardava come se fossi scema.

Omogeneizzati fatti in casa. Anche questa è senz’altro la scelta migliore. A patto di essere as-so-lu-ta-men-te sicura della qualità di quello che prepari a tuo figlio, altrimenti è peggio.
A quanto so, i controlli sugli alimenti per bambini sono severissimi e sugli scaffali del supermercato non arriva nulla che non sia verificato e più che sicuro: d’altro canto, se gli omogeneizzati fossero davvero questa schifezza che molte naturaliste sostengono, non dovrebbe esserci una percentuale allucinante di bambini con problemi? Se è sopravvissuta la mia generazione, quando di controlli non ce n’erano e la carne era allegramente gonfiata di ormoni così come la frutta di pesticidi, ce la può fare anche quella di mia figlia ora che c’è molta più attenzione.

Vestiti di cotone biologico. Questa non l’ho proprio capita. Compri (o più spesso ti regalano) dei vestiti perfettamente uguali agli altri con sola differenza che costano uno sproposito perché così “ sei sicura che sulla pelle del bambino non vadano schifezze”. Coerenza vorrebbe che si lavassero allora questi e anche gli altri vestiti con detergenti naturali: bicarbonato, aceto. Ovviamente senza usare il santo Napisan patrono di tutte le mamme, che più artificiale di quello non c’è nulla.

Non me ne vogliano le mamme che sostengono le cose che io sto contestando, ho il massimo rispetto per le loro scelte e situazioni: chiedo solo che ce ne sia altrettanto per le mie. E in fondo, la fortuna è che i bimbi, nonostante le paturnie dei genitori crescono comunque!

mercoledì 14 settembre 2011

Cara pupetta

Cara Pupetta
 (in realtà un nome ce l'hai, scelto pochissimo tempo prima che tu nascessi. Dopo aver vagliato una decina di possibilità ti abbiamo dato il primo nome cui avevamo pensato quando eri ancora un puntino nella mia pancia: Elena, e i tuoi cugini americani ti chiamano Elèna)
dicevo,

Cara Pupetta,

Hai due mesi e mezzo e ti guardo dormire spaparanzata nella culla. Distesa sulla schiena, le braccine in alto ai lati della testa, le gambe divaricate e piegate, la testa di lato, insomma nella classica posizione da sonno di un neonato.
Solo che neonata non sei più, vai per i tre mesi e mi sembri grande, grandissima. Il pediatra dice che cresci lunga e sarai alta, io vedo che i vestitini taglia 3 mesi ti stanno già corti e non faccio in tempo a comprarti qualcosa di nuovo che già non ti va più. Pesi sei chili, mica poco! quando ti metto nel marsupio e andiamo in giro mi ritrovo già con la schiena a pezzi. Sei morbida e hai le piegoline sulle gambe cicciotte, sulle braccia, hai delle guanciotte tonde e lisce come pesche, roba da far venire voglia di mangiarti.

Ma la cosa più bella sono gli occhi: ancora non si capisce di che colore, con lo stesso taglio di quelli del papà, sono mobilissimi e vivaci, bevi con lo sguardo questo mondo nuovissimo pieno di stimoli. Mi dicono che sembri più grande della tua età proprio per questo sguardo attento, io non so se sia vero perché sei la prima bimba così piccola che vedo, e nel dubbio faccio scongiuri di nascosto perché con tutti questi complimenti (quant'èbella quant'èattiva quanticapelli etc) non ti prendano all'occhio come si dice dalle nostre parti (scherzo! ma fino a un certo punto).

Due mesi fa a quest'ora eri un'esserino minuscolo (oddio, andavi comunque per i quattro chili eh!) forse ancora spaventata da questa dimensione in cui ti eri ritrovata. Piangevi spesso, dormivi pochino e quando ti giravi per istinto a cercare il seno mi facevi piangere per il dolore di non avere latte. Oggi sei grande e cominci ad affacciarti al mondo, almeno al tuo, fatto di cose morbide (e perlopiù rosa), luci e suoni che ti interessano e ti stancano, persone che ti parlano con vocine sceme (ma non io, io ti prendo sul serio, sei piccola, mica stupida! addolcisco il tono di voce ma niente baby talking, e infatti riconosci la mia voce anche quando parlo con i grandi).
Cresci così in fretta che è meglio fermarsi a fissare come sei e cosa fai ora, tra un paio di settimane già sarai molto più avanti. E quindi ecco cosa fai oggi, a 2 mesi e 17 giorni:

- osservi tutto ad occhi spalancati. Non so fin dove tu riesca a vedere, ma di sicuro quello che riesci a mettere a fuoco non sfugge alla tua analisi. All'imbrunire quando siamo per strada guardi la luce dei lampioni come se non ti capacitassi per lo stupore.Ogni tanto ti incanti alle variazioni di luce della televisione, e fin da quando avevi dieci giorni hai una passione per la luce che filtra dalle persiane, e per le righe. Tua zia Francy ha indossato la stessa camicia da notte a grosse righe bianche e verdi non so per quanto tempo, per l'onore di essere guardata da te

- hai una passione folle per la giostrina delle api. Santa e benedetta quella giostrina: basta qualche giro di carica e parte il carillon, le apine volano, e tu hai imparato a seguirle con lo sguardo. All'inizio ti sfuggivano, poi hai capito che se alzavi la testa continuavi a vederle e ora riesci a a fare un giro completo con gli occhi. La tua preferita, manco a dirlo, è a righe nere e gialle, poi viene una tutta gialla con le ali viola

- sorridi. All'inizio erano riflessi, si vedeva chiaramente, anche se era comunque bello vederti assumere quell'espressione. poi hai cominciato a sorridere a chi ti sorrideva e ora sorridi tu per prima quando vedi me o il papà (o il tuo carillon preferito, nella tua testa siamo in quattro in questa famiglia: mamma, papà, Pupetta e il carillon a forma di coccinella). Credo tu sorrida perché mi riconosci e magari sei pure contenta di vedermi. Mi sciolgo ogni volta, e non parliamo di papà: con un sorriso già l'hai in pugno a due mesi, chissà che gli farai fare a due anni.

- fai un sacco di versetti. A volte chiami,  per attirare l'attenzione. Quando giochi lanci gridolini, soprattutto alla vista della tua ape preferita, oppure fai dei gorgoglii e sostieni strane conversazioni con papà che ti fa versetti a sua volta e andate avanti così per buoni dieci minuti. A volte "parli" quando senti la mia voce. Sei deliziosa quando gorgheggi.

- ti succhi appassionatamente le dita. Hai da poco scoperto le manine, che apri e chiudi bene. A volte ti aggrappi al biberon così forte che devo far forza anch'io per bilanciare: non ti fidi di come lo tengo? preferisci fare da sola? Più spesso afferri le mie dita, i capelli, le orecchie, quello che ti capita a tiro per esercitarti. la sensazione di quei ditini piccoli e già affusolati mi intenerisce ogni volta.
Più spesso ti afferri una manina con l'altra e te le sfreghi in una posa buffa. appena ti cade il ciuccio ti ficchi alla velocità della luce le dita in bocca. Mica il pollice come gli altri bambini, no: tu ti succhi medio e anulare insieme, preferibilmente della mano sinistra, non so come fai. A volte provi a metterti in bocca tutte e due le mani, per fortuna non ci sei ancora riuscita.

- tanto ti piace farti il bagnetto quanto detesti uscirne. Ti asciugo ogni volta tra urla feroci. Credo che il problema di fondo sia che non hai capito che dall'acqua si esce bagnati e non ti piace la sensazione dell'acqua sulla pelle una volta uscita dalla vasca. Già mi immagino quando sarai in grado di camminare, ti dovrò inseguire per tutta la casa per asciugarti. In compenso lecchi l'acqua (che sa di cereali) con un certo gusto

- ti piace la musica, in particolare ti piace sentir cantare. Il mio repertorio è limitato purtroppo. In attesa di imparare canzoncine al tuo livello ti canto quello che mi viene in mente. Quando devo intrattenerti perché hai fame ed è ancora presto per la pappa ti canto, cullandoti energicamente, Samarcanda, una delle poche canzoni che conosco per intero. Per ora apprezzi e ti acquieti per seguire il ritmo, ma immagino che da grande appena ti capiterà di sentirla ti verrà fame e non saprai  perché...

-dormi. A lungo e profondamente. Ti piace proprio dormire amore! hai preso da me a quanto pare. E io, per quanto rimpianga le lunghe notti di sonno di qualche mese fa non mi posso proprio lamentare, perché mi fai riposare e mi fai addirittura venire voglia che ti svegli perché mi mancano i tuoi occhi e i tuoi versetti, dal momento dalla sera alla mattina dopo ti fai tredici-quattordici ore di sonno quasi filate (shhhht! non diciamolo troppo forte, ché ci portiamo sfortuna da sole)

Insomma ElenaPupetta, si potrebbe pensare che fai semplicemente le cose tipiche di un bimbo della tua età. Agli occhi degli altri sei solo una bella bimba di due mesi e mezzo, ma in verità sei unica e speciale e di sicuro non ce n'è un'altra come te. Parola della tua mamma, l'oggettività in persona.

sabato 10 settembre 2011

Nove ore - ode alla tettarella n.2-

Di sonno. Profondo e pulito.
Quasi ininterrotte. Giusto un giro per dare il ciuccio alle 6 e un'ipocrita domanda al marito alle 7: "Vuoi che vada io a preparare il latte?", e poi girata dall'altra parte. E il bello è che ERO SVEGLIA. Abbastanza riposata da essere lucida a sufficienza per non mettere il caffè nel biberon e il Mellin 1 nella tazzina. Alle 7:30 tutti e tre a ronfare appassionatamente fino alla mia sveglia spontanea alle 10.
Alle 10!!!
Caffè, lavatrice e alle 10:30 seconda poppata a Elena che ancora dormiva, la stella. Oggi è il primo giorno a 6 poppate (fino a ieri 7) e, soprattutto, il secondo giorno di tettarella 2m+. Da mezz'ora a dieci minuti di poppata. Bimba rapidamente soddisfatta e assonnata. Mamma felice e in grado di correre la maratona. Papà non pervenuto, ancora dorme.

PS. E speriamo di non portarci sfiga da soli con il sonno. Per me va bene anche se non dorme un solo minuto fino a stasera, ho fatto scorta stanotte!

lunedì 22 agosto 2011

Bilancio bimestrale

Sabato Elena compie due mesi. Due mesi di rivoluzione completa, e di rovesciamento di tutte le idee e aspettative:
- Credevo che le contrazioni fossero dolorose e ho dovuto spostare il mio concetto di 'doloroso' moooolto più in alto

- Ero sicura che avrei avuto un meraviglioso parto naturale, e ho fatto un cesareo d'urgenza dopo otto ore di travaglio notturno

- Volevo che mio marito venisse  in sala parto e poi l'ho cacciato via già dalla sala travaglio

- Ero entusiasta e attrezzatissima per l'allattamento al seno (reggiseno, coppette, salviette etc) e ho dovuto fare allattamento artificiale esclusivo (vi risparmio le scene di pianto greco)

- Credevo di essere pronta ad avere una figlia e invece ero del tutto impreparata

- Credevo nascesse piccolina e calva ed è nata grande e piena di capelli neri

- Immaginavo una mia fotocopia in miniatura, ma finora mi assomiglia solo nel mento, per il resto è la fotocopia del papà - manco l'avesse fatta lui -

- Ero terrorizzata dalle coliche, ed Elena non ne soffre - fingers crossed!-

- Ero spaventata dalla mancanza di sonno, e mia figlia - che avrà preso da me - dorme come un ghiro, soprattutto di notte - fingers crossed anche qui!-

- Credevo che il bagnetto fosse rilassante ed Elena si imbestialisce ogni volta che la tiro fuori dalla sua vasca

- Ero convinta di usare i pannolini ecologici e quasi non ce la faccio a star dietro nemmeno a quelli usa e getta

- Ero contraria al rosa per vestiti biancheria e quant'altro perché pink stinks e le teorie fenministe e blablabla, e ora siamo nella casa di Barbie

- Credevo nei metodi e ora non so dove buttare tutti i vari manuali, bastano intuito e buonsenso

- Credevo di essere ormai del tutto impreparata e mi sono pian piano scoperta capace di liberare il nasino, calmare i pianti e soprattutto avere infinita pazienza

- Credevo che essere mamma fosse bello e faticoso. Non immaginavo che fosse così faticoso, e non avrei mai immaginato quanto fosse bello.

venerdì 1 luglio 2011

Un po' mamma, finalmente

Salve, sono la mamma di Elena.

E' nata il 27 giugno alle 4 del mattino dopo un parto che non dimenticherò mai (la faccenda del "partorirai con dolore" NON è una metafora, adesso lo so).
E' bellissima, naturalmente (teorema dello scarrafone? No,lo dicono anche le infermiere che è la miss del nido) . Alla nascita pesava 3,74 kg; ha tantissimi capelli neri e le guanciotte rosee. E ha già il suo caratterino, non avrei ma detto che una cosetta di 4 giorni potesse essere così chiara nel farsi capire! La riconoscete, è quella che nel nel nido piange più  forte di tutti.
Io sono devastata da un doppio parto (dettagli più in là, ora sono troppo scioccata per parlarne) e travolta  da sentimenti contrastanti. La guardo e so di aver fatto la cosa migliore della mia vita, ma sarò in grado di prendermene cura come merita? Ma poi come ho fatto finora a vivere senza questa pupetta?

lunedì 20 giugno 2011

Ho capito perché si dice "essere in attesa"

38 settimane e 4 giorni.
 Due settimane fa il ginecologo mi aveva fatto capire che ero lì per lì per partorire. Corri a riempire il freezer di piatti pronti al marito prima di trasferirmi dai miei, metti le ultime cose in valigia, finisci di corsa le cose in sospeso.
La settimana scorsa la sentenza è stata che la piccola scoppia di salute e non ci pensa proprio ad andarsene dal suo monolocale, è cefalica ma ben lontana dalla porta d'uscita. Ho passato una settimana a casa dei miei in una specie di bolla, a fare a fatica le scale di giorno e a non dormire di notte. Per chi fosse interessata, so a memoria tutta la programmazione televisiva notturna.
Domani altro controllo, vediamo qual è il responso. Intanto la pancia ha assunto dimensioni imperiali, Pupetta è bella grande (stimata 3,600 kg per 52 cm?!?) e le scale diventano sempre più alte. La programmazione notturna non è male però.  Credo sia karma: ho passato tutto l'ottavo mese a preoccuparmi che nascesse troppo presto, così ora che sono prontissima e non potrei tollerare la vista di un altro lenzuolino/asciugamano/copriletto ricamato sono qui a far nulla, non posso fare altro che aspettare. Ecco perché la gravidanza la chiamano  anche 'attesa', l'ho capito ora più che mai.
In realtà stanotte mi sono svegliata con dei dolorini, e per circa venti minuti ho pensato Vuoi vedere che ci siamo?
Non c'eravamo, però sono stata contenta di fare, diciamo così, le prove generali. Speriamo che quando ci saremo davvero manterrò la stessa calma.

venerdì 10 giugno 2011

A termine

Oggi 37 settimane più 1. Pupa, siamo ufficialmente a termine. Ovvero, ogni momento è buono perché tu nasca; hai i polmoni maturi e io ho tante contrazioni indolori che mi preparano il canale del parto. Insomma, ci siamo.
 Oddio.
Io mi sono sentita la tua mamma nel momento in cui ho visto la seconda pallida striscia sul test di gravidanza e da allora in poi ho fatto tutto quello che potevo e dovevo per proteggerti portando avanti una gravidanza - diciamolo piano, ché ancora non è del tutto finita - fortunata. 
E ora che siamo lì per lì, non mi sento pronta manco per niente. Come farò? come ti terrò in braccio? come resisterò alla mancanza di sonno? come riuscirò a non litigare furiosamente con nonne zie prozie e chiunque mi voglia insegnare come crescere mia figlia?

E poi, bimba, anche 'sto fatto del parto: in teoria sono preparatissima, in pratica ho un  po' d'angoscia. Mi controllo maniacalmente più volte al giorno: non è che mi si sono rotte le acque? non è che sto cominciando le contrazioni del travaglio? Il gine, che è bravissimo ma è uomo, non ha saputo descrivermi in modo soddisfacente come riconoscerle. Tua nonna, che non è ginecologa ma ha avuto tre figlie con tre parti lampo mi dice solo" Te ne accorgerai quando è il momento, oh se te ne accorgerai". Mi sa che ha ragione lei.

Forse questo stato d'animo un po' strano dipende anche dal fatto che per questi ultimi giorni mi sono trasferita dai nonni, più vicino all'ospedale e con qualcuno a casa quasi tutto il giorno. Da moglie-incinta sono diventata figlia-che-aspetta-una-figlia, e - anche se ADORO che il pranzo si presenti magicamente sul tavolo - un po' mi confonde questo passaggio di ruoli. Esonerata dai lavori domestici, vago per la casa con troppe scale -anf- con il mio vestitiello premaman che fa un po' ridere per come mi sta addosso. Sembro un pupazzetto di plastilina: due palline per i piedi, una palla grande per la pancia, due palline per i seni, una pallina per la testa. A volte cerco di evitare la nonna, perché se mi acchiappa mi tiene ore ad esaminare lenzuolini ricamati, copertine all'uncinetto e robe così. Io non distinguo un ricamo da una stampa, immagina che interessanti queste sedute. Però avrai tante cose belle, fatte apposta per te.

Chiamo il tuo papà meno spesso di quanto vorrei - ovvero ogni paio d'ore invece che ogni 10 minuti - e quando lo sento dire tutto contento "Dai, ci siamo, voglio vedere Pupetta, la voglio vedere!!!" un po' mi intenerisce, un po' lo strozzerei, tanto a  lui arriva solo il prodotto finale, mica deve partorirti.

Per fortuna ci sei tu che sei così brava. Cresci, ti fai sentire non appena penso "Ma è un po' che non avverto movimenti", spesso punti il sederotto o un piedino, ogni tanto molli un calcio o una gomitata che lasciano il bozzo, e singhiozzi, preferibilmente di notte. Tua nonna sentenzia "Questa sarà una bambina bravissima, si vede da come si comporta in gravidanza". Io sono un po ' perplessa ma guai a risponderle, spero solo che non ci porti sfiga.

Forse semplicemente ho troppo tempo per pensare e per guardarmi la panza. Poi arriverai e bisognerà fare, senza interruzione. E in realtà, tra tante paranoie, anch'io non vedo l'ora di conoscerti.

giovedì 26 maggio 2011

In una bolla

Pupetta vive da otto mesi in una bolla tiepida e ovattata, al sicuro da tutto e tutti. E non è l'unica.

Da quando so di essere incinta anch'io mi sento in una bolla soffusa e rosata, dove il mondo esterno arriva filtrato e, da un mesetto, quasi non arriva più, limitato a marito-divano-prenatal-mamma e sorelle.

E invece ogni tanto la mia bella bolla ha dei sussulti,e arrivano degli scossoni a ricordarmi che mentre io sono in attesa - nel senso che sto ferma ad aspettare che la pupa arrivi - il mondo va avanti.

E allora:
- corri a compilare la domanda per la conferma in graduatoria altrimenti ti perdi il tuo sudatissimo, inutile terzultimo posto
- corri a fare fotocopie per la domanda che potrebbe uscire tra domani o due mesi e dev'essere tutto pronto ora, visto che non sai se puoi compilarla tra una contrazione e l'altra
- ricordati con orrore di una consegna che scade... dieci giorni fa

E mentre mi sento la negazione del donnino determinato e organizzato che ero prima dell'ubriacatura ormonale mi chiedo come farò mai a gestire tutto dopo che Pupetta sarà nata, visto che già ora per pensare a lei mi scordo di tutto il resto. Mi si svilupperà qualche parte dormiente del cervello? vivrò sommersa dai Post-it? farò liste su liste di cose da fare - che poi perderò?-

Mamme della rete, come fate a fare le mamme e a fare tutto il resto? avete il Giratempo, l'orologio magico di Harry Potter, per tornare indietro nel tempo e fare le cose che avete dimenticato?
E soprattutto, dove si compra il Giratempo?

giovedì 19 maggio 2011

C'è anche il papà

Trovo molto bella la frase che dice "Quando nasce un bambino nasce anche una mamma", però bisognerebbe aggiungere "e un papà": è vero che gli uomini sono per forza meno coinvolti nella gravidanza - e, diciamoci la verità, quando siamo tonde come mappamondi  e con due zampogne al posto dei piedi li odiamo anche un po' per questo - ma vivono l'attesa insieme a noi, crescono con noi e spesso hanno anche più ansie di noi future mamme.

Osservare Marito alle prese con l'idea della bimba in arrivo mi fa oscillare tra tenerezza e divertimento.
All'inizio gli ci è voluto un po' per capire cosa stesse succedendo davvero: abbiamo fatto insieme il test, ci siamo scambiati paure speranze ed emozioni, però, mentre io sono stata in modalità "mamma" dal primo momento" lui è stato spaesato per tutto il primo trimestre. E' sempre stato premuroso con me, attento che stessi bene e non mi stancassi, ma il focus ero ancora io, almeno fino al quarto mese, quando ho cominciato ad arrotondarmi e lui ha realizzato che la mia pancia era soda perché c'era qualcuno dentro.

L'epifania è avvenuta il giorno dell'ecografia morfologica, precisamente quando quella che avevamo scoperto essere una bambina ha scalciato durante l'esame, e abbiamo visto in diretta la gambetta muoversi contro l'utero. Marito è stato silenzioso e un po' stordito per tutto il pomeriggio. A sera, quando si è ripreso dall'emozione, era diventato papà.

Da allora è diventato ancora più ansioso: passi per il divieto del caffè, per i viaggi in auto a 50 km/h fissi, ma la notte in cui mi ha svegliato perché secondo lui mi giravo troppo bruscamente e sballottavo la bambina non sapevo se ridere o arrabbiarmi...

Intanto il papà si faceva una cultura sull'IsoFix e diventava estremamente impressionabile sul parto - lui!- . Inoltre la notizia di essere quasi papà di una bimba lo ha messo in contatto con un universo a lui completamente ignoto, provenendo da una famiglia di maschi.  Ha scoperto i vestitini rosa taglia 1-3 mesi e ha cominciato a guardare le bimbe in giro. Anche io mi fermo a guardarle, ma  sui genitori faccio un effetto diverso rispetto a un omone di 1 metro e 85 che non si perde una mossa di una paperella di 16 mesi...

Un paio di mesi fa abbiamo visto "Il padre della sposa" (versione anni '90 con Steve Martin), film troppo zuccheroso perfino per me, patita del genere. Lui, cresciuto a Star Trek e Visitors, non si è perso una virgola del film, perché - parole sue -  si identificava sia con il futuro sposo che con il padre della sposa, emozionandosi al ricordo del matrimonio e struggendosi all'idea che Pupetta un giorno lo lascerà per un altro uomo.

Qualche giorno fa l'ho trovato a guardare rapito non so che telefilm dove il personaggio principale - uomo - aveva una bimba di un anno al massimo, tonda tonda, che non faceva che ridere e mangiare. Aveva gli occhi a forma di cuore ogni volta che la piccola veniva inquadrata. Unico dettaglio: la bimba era nera come un cioccolatino, a differenza di come sarà la nostra... potere dell'istinto paterno :-)

Io sono preoccupata (oltre che del parto, ma in qualche modo passerà) di essere una buona mamma, mi chiedo se ce la farò, se saprò crescerla bene. Ma mi tranquillizzo perché so già che lui sarà un ottimo papà.

mercoledì 11 maggio 2011

Ansia preparto

Domani sono 33 settimane. Solo 7 settimane dal termine, 49 giorni, in teoria.
Già, in teoria, perché in questo periodo non faccio che incontrare donne che mi descrivono fino all'ultimo raccapricciante dettaglio il loro parto prematuro.
Vado all'INPS per il congedo obbligatorio e la gentilissima signora del desk, mentre compila alcuni campi per me, mi racconta dell'emorragia (fiumi di sangue!!) a fine settimo mese e drammatica corsa in ospedale (i 10 minuti più lunghi della mia vita...pensavo di morire...). Ovviamente giusto in quei giorni stavo finendo il settimo mese. Grazie per la sensibilità.

Ieri sono andata alla Prenatal per comprare il necessario per l'ospedale. Ho avuto un mezzo attacco di panico davanti alle dimensioni degli assorbenti post-parto, e la gentilissima commessa, per rassicurarmi, ha  pensato bene di raccontarmi con un gran sorriso di quando le si sono rotte le acque all'ottavo mese (dopo una gravidanza perfetta! ha presente una cosa proprio perfetta? Sì, la mia gravidanza, per esempio) e lei è andata in ospedale già dilatata, ma ha dovuto subire un cesareo (ho fatto due parti... sorrisone). Meno male che li addestrano per lavorare in quel negozio, figurati se l'avessero lasciata libera di improvvisare. Metterei una legge che vieta di raccontare parti preoccupanti alle donne incinte.

La ciliegina sulla torta è il corso preparto. Prima di cominciare a frequentarlo vivevo nella mia bolla felice di gravidanza eterna, ora mi riehceggiano nella testa parole nuovo come episiotomia e periodo prodromico.
L'ostetrica del corso è molto brava e dai modi piuttosto spicci (penso che l'essere un po' brusca sia una condizione indispensabile per il suo lavoro, altrimenti come potrebbe controllare donne rese folli da doglie e ormoni?), diciamo che non fa giri di parole per addolcire le descrizioni.
Tutte cose nella norma e che hanno fatto milioni di donne prima di me, ok. Ma io non l'ho mai fatto! e se succede qualcosa? e se qualcosa va storto? e se mi sto preoccupando invano e alla fine avrò un cesareo?

Nel frattempo sono andata su internet: grosso errore.
Manca solo il racconto della donna che partorì sette elefanti gemelli e poi direi che ho trovato letteralmente di tutto. Ma possibile che non ne abbia trovata una che scrivesse "Ho partorito alla 40 settimana, mi sono fatta un po' male ma in 3 ore era finito ed era tutto ok?".

D'altro canto, nella mia generale apprensione anche le - poche- esperienze positive di cui sento mi mettono ansia. Mia madre, dall'alto delle sue tre gravidanze impeccabili e altrettanti parti veloci (con l'ultima figlia non fecero in tempo nemmeno a depilarla, si tolse solo i pantaloni) mi ripete che partorire è facile. E mi viene l'ansia da prestazione. Se non sono brava come lei? se mi contorco per quattordici ore? Se mia figlia, a differenza mia e delle mie sorelle, non ha fretta di uscire?

Ma perché non posso essere incinta tutta la vita?

lunedì 18 aprile 2011

Indovina la pancia

Dalle mie parti si sostiene che se una donna incinta ha la pancia "a punta" aspetta un maschio; se ce l'ha rotonda è in attesa di una femmina. E tutti hanno una gran passione nel fare il gioco di "indovina chi c'è nella pancia": sono ormai due mesi che mi fermano perfetti sconosciuti al supermercato, per strada, al bar, finanche in aereo, proponendo la soluzione dell'indovinello con un gran sorriso. Non capisco perchè  ci sia questa curiosità spasmodica nel sapere cos'ho nella pancia, soprattutto da parte di chi trenta secondi dopo mi avrà già dimenticato e probabilmente non mi incontrerà mai più: qualche riflesso antico di interesse per la comunità? pura e semplice vogli di fatti altrui? sindrome dell'Uovo di Pasqua per cui devi sapere a tutti i costi qual è la sorpresa dentro l'involucro?

Comuqnue sia, ho sempre creduto che questa storia sia una gran sciocchezza: la forma della pancia dipende dalla conformazione fisica della mamma, dagli accumuli di grasso e dalle dimensioni del/la bambino/a. La questione punta = maschio / rotondità= femmina mi è sempre sembrata così evidentemente connessa con la presenza o assenza di forma fallica che non mi soffermo neanche a parlarne. Lo credo tuttora, ne sono fermamente convinta.

Sta di fatto che TUTTI, e dico TUTTI indovinano che aspetto una bambina. Mai potuta avere la soddisfazione di smentire dall'alto delle mie convinzioni scientifiche.
Anzi no, una volta una persona si è sbagliata. Camminavo nella stazione di Napoli e una donna palesemente strafatta, che barcollava e biascicava, mi ha indicato dicendo "Auguri, è maschio". Per una volta che mi sarei potuta fermare a ribattere...

A voi è successa la stessa cosa? avete confermato o smentito le tradizioni popolari sulla forma della pancia?

lunedì 4 aprile 2011

Benvenuta nel III trimestre

Cara Pupetta,

stai diventando grande, sai? stai per compiere 28 settimane, e io l'altro giorno quasi  mi sentivo male all'idea che tra sole 10 settimane avrò portato a termine la tua gravidanza. Mi sembra ieri che giravo con un'espressione ebete e incredula all'idea di essere incinta, ed eccoci qua.

Scalci tanto, e spesso. Brava. Cresci. Bravissima. Peccato solo per i miei piedi a salsicciotto che, tra un po', complice anche il caldo improvviso, diventeranno zampogne. Ieri ho avuto la bella idea di mettere un paio di ballerine e sono tornata a casa con un blocco unico dal ginocchio in giù.

Io e papà parliamo tanto di te, tantissimo. Siamo i migliori genitori teorici del mondo. Che poi, sono sicura, finirà come una mamma blogger ha acutamente sintetizzato: "Ero una brava mamma prima di avere figli". Almeno ci proverò, pupa, a fare la brava mamma, meno male che voi bambini crescete comunque, nonostante le cure dei genitori.

Come vedi, continuo a chiamarti Pupetta. Ancora niente nome, ma almeno la rosa si è ridotta a due: Elena e Alessandra.
Elena piace a papà, e anche a me non dispiace. Però io ho riscoperto Alessandra, scartato all'inizio, sempre per la questione che quando eri un fagiolino di poche settimane ti ho portato ad Alessandria d'Egitto e non riuscirò mai a pensare a quel lungomare bianco e azzurro sul Mediterraneo senza ricordarmi come mi sentivo ebete e felice. Vedremo; io continuo a pensare che devo vederti in faccia prima di scegliere come chiamarti.

Ogni tanto sento qualche piccola contrazione indolore, dicono che sia normale ma io mi preoccupo lo stesso. Lavoro fino al 20 aprile, detestando ogni giorno di lezione; poi starò a casa a covarti, non vedo l'ora. Uscirò solo per andare al corso preparto, che ho appena cominciato. Ti ricordi quella volta che abbiamo ascoltato per mezz'ora un pallosissimo cd new age mentre io respiravo forte? ecco è stato allora. Non so se hai notato anche che a un certo punto la tua mamma si è messa, in mezzo a dieci perfette sconosciute, a fare esercizi per il pavimento pelvico, immaginando, come diceva l'ostetrica, di tirar su un chicco d'uva con i muscoli vaginali. Bimba, non mangeremo più uva in questa casa, sappilo.

La settimana prossima andiamo dal ginecologo, non vedo l'ora di vederti; l'ultima volta misuravi trenta centimetri ed eri podalica. Lo sei ancora, a giudicare dai calcioni al basso ventre, e ora, per divertirti di più, dai anche pugni che mi fanno sobbalzare la pancia. L'altro giorno ho ho sentito un dolore sordo ben sopra l'ombelico e, mettendo la mano, ho percepito chiaramente un bozzo che premeva. Ti ho accarezzato la testolina e mi sono anche un po'emozionata, era parecchio che non mi incornavi come si deve.

Ti ho sognata qualche notte fa. In verità somigliavi molto a zia Francy da piccola, e  nel  sogno ero arrabbiatissima con tutti perchè ti volevano vedere, portandoti via da me. Credo di soffrire già di ansia da separazione dal pancione. Ora sei mia-tutta-mia, dopo sarai una personcina con un milione di zie e tanti ficcanaso che vorranno toccarti. La mamma dovrà prendere il valium, per superare il distacco.
Intanto la nonna materna, incurante del mio divieto, ti ha comprato body e lenzuola e camicini e un PIUMINO, giusto per portarsi avanti con il lavoro, visto che nasci a giugno con il caldo. La nonna paterna sta uncinettando l'impossibile, ed è così contenta di farlo che io non so come dirle che non ti metterei un bavaglino all'uncinetto " per bellezza" come vorrebbe lei, nemmeno se fossi sotto acidi.

Di notte continuo a russare come un grizzly ubriaco, e anche di giorno, mi dicono. Povero papà. Ho comprato una supermutanda che mi sostiene la pancia che mi aiuta con la schiena ma, se non la faccio sparire al più presto, ridurrà a zero le possibilità che tu abbia un fratellino, anche se papà si sta abituando a tutto in questi mesi.
Continuo a parlare di prosciutto crudo almeno una volta al dì, non mi stupirei se tu nascessi con il logo del Consorzio del Prosciutto di Parma da qualche parte.

Ecco, avrei tante altre cose da dirti ma tu stai scalciando e so già che non smetterai finchè non mi alzo e passeggiamo un po'. Adesso andiamo, pupa.

sabato 12 marzo 2011

Quello che tutte sanno della gravidanza ma che nessuna ti dice

A me piace moltissimo essere incinta. Adoro sentire la pupa muoversi,  mi dà soddisfazione  la pancia che lievita - dopo una vita passata a lottare con la bilancia -, mi  compiaccio dei capelli folti e lucenti - sì, lo so che non dureranno -. Soprattutto, sono perennemente di buon umore: non so quanto derivi dalla serena gioia di questi mesi, e quanto dalla cascata di estrogeni che ho in circolo, ma per ora mi godo il momento.

Certo, mi informo, leggo cosa è meglio per me e la mia bambina e per fortuna Internet risponde a quasi tutti i miei dubbi: ricotta sì o no? e la camomilla fa bene o male? che succede alla diciottesima settimana? com'è un'ecografia morfologica? Insomma, sono preparatissima.


Eppure ci sono dei momenti della gravidanza di cui non si fa cenno: ci passano tutte ma nessuna sente il bisogno di parlarne:

1) Ti devi depilare a memoria.  Devi andare a fare la visita di controllo, o semplicemente non vuoi essere come uno yeti: devi depilarti l'inguine. Tempo medio prima: quattro minuti, con un giro di rasoio sotto la doccia.
Tempo medio adesso: mezz'ora, intirizzita sotto la doccia mentre cerchi di aiutarti con il tatto e con in ricordi, visto che la pancia ti copre la visuale. E solo quando, estenuata, esci e ti cade l'occhio sullo specchio grande del bagno, scopri che più che una depilazione la tua sembra una deforestazione: zone disboscate e sparse aree ancora rigogliose, in un generale panorama di prato maltagliato. La prossima volta ci si depila allo specchio.

2) Russi come un tricheco ubriaco. Ti hanno avvisato che dal quinto mese in poi la pancia preme sulla vena cava se sei sdraiata sulla schiena e che quindi potresti avere un po' di tachicardia. Ti hanno accennato al fatto che, in generale, la pancia esercita pressione su tutto l'addome quindi potresti avere difficoltà respiratorie in posizione supina.  Ma perchè nessuno ti ha detto che si scrive "difficoltà respiratorie" e si legge "faro lo stesso rumore di una motosega a massima velocità"? Lo scopri solo quando tuo marito esasperato ti dà una pedata nel cuore della notta, dopo aver sussurrato il tuo nome- chiamato il tuo nome- urlato il tuo nome- averti toccato gentilmente - averti ritoccato gentilmente - preso  a scuoterti. O peggio, ti svegli da sola allo stesso rumore del tuo naso.

3) Hai fiumi di secrezioni da ogni dove. Anche lì, ti avevano blandamente avvisato: l'aumento del flusso sanguigno può portare a una maggiore attività secretiva. Traduzione: sudi come a Ferragosto in pieno inverno, hai il naso perennemente intasato (tanto per dare un rinforzo al punto 2), salivi come un lama. E devi cambiare anche tre slip al giorno. No comment.

4) La pancia si ingrandisce a tradimento. Ti alzi una mattina e non ti va più il collant indossato l'altro ieri. Alzi le braccia per prendere il sale sopra il piano cottura e la pancia sfiora la pentola che a te sembrava lontanissima. Ovviamente bollente.

5) C'è ben altro oltre i calci. Perchè si dice che i bimbi nella pancia "scalciano" se una delle loro attività preferite è riempire la mamma di testate? io, dall'alto della mia inesperienza, e anche per la mancanza di informazioni, il mese scorso mi sono impensierita  nel non sentire muoversi la bimba per tutto il giorno mentre mi apparivano misteriosi, dolorosi  bozzetti ad altezza ombelico. Certo che non scalciava, le veniva molto meglio incornarmi.

6) Vicino all'utero c'è la vescica. Tecnicamente lo sai che laggiù gli organi sono vicini, ma nessuno ti ha mai detto che quando devi fare la pipì, e magari sei in autobus o non puoi lasciare subito quello che stai facendo, l'effetto di un tenero movimento del tuo amore nella pancia è identico a quando prendi a calci un bel pallone gonfio. Solo che sei tu, con la tua vescica, nella parte del pallone. Non calcerò mai più nulla, ora che so come ci si sente dall'altra parte.

7) In realtà c'è qualche problema legato al sesso. Leggi dovunque che in una gravidanza normale il sesso non è controindicato, anzi. Che non fai male al bambino, che non è pericoloso, che non dai fastidio. Ma solo quando ti ci trovi, ti rendi conto di una variabile che nessuno ti propone: che la pupa può essere sveglia. Non so voi, ma se la bimba si muove io non ci riesco. Mi sembra inopportuno. E così, visto che Pupetta scalcia praticamente ogni volta che mi stendo, le già scarse possibilità diminuiscono drasticamente. E se non riesco a farlo con lei sveglia ora, figuriamoci dopo. Resterà figlia unica?


Detto questo, devo aggiungere anche che, fosse per me, resterei incinta tutta la vita, mi piace troppo. O ne riparliamo al nono mese?

mercoledì 23 febbraio 2011

Nomen omen, ma di cosa?

Cara Pupetta,

per quanto mi piaccia chiamarti Pupetta, mi sa che bisognerà trovarti un nome vero prima o poi.
Quando ho saputo di essere incinta, ho trovato con il tuo papà un nome da maschietto nel giro di pochi giorni: fossi stata un bimbo, ti saresti chiamata Alessandro. Musicale, bel significato, e poi ero stata ad Alessandria d'Egitto che ero incinta di poche settimane: il nome era venuto da sé.
E invece sei una bimba, quindi abbiamo ripreso la confusa rosa di nomi femminili, e qui comincia il bello. A me e al tuo papà piacciono nomi brevi, semplici, possibilmente con poche e con molte vocali perchè danno un suono più dolce. Quindi fuori dalla lista  Lucrezia, Ginevra, Aurora,  e via di seguito.

Chiamarti Alessandra no, perchè ormai mi suona come nome maschile, e se poi avrai un fratellino che facciamo?

Nomi di nonne/i  proprio no, ne fai contento uno e se ne scontentano tre.

In realtà ci sono dei nomi che mi piacciono, e molto, ma il cognome del tuo papà non permette certi abbinamenti, o ti faresti tutta la scuola dell'obbligo a prese in giro per l'accostamento. E guarda che la scuola dell'obbligo è lunga. Quindi via il mio nome preferitissimo, Chiara, e via anche nomi belli come Viola e Bianca. Peccato.

Al tuo papà piace molto Elettra, per via di una storia sull'ambra, gli elettroni e la figlia di Guglielmo Marconi che lui, da bravo geek, ti saprà spiegare a suo tempo  molto meglio di me. Io, a chiamare mia figlia come una che nella mitologia greca uccise la madre, non ci penso proprio. Al limite, glielo concederò alla quinta bambina, quando avremo esaurito ogni altra possibilità.

Poi c'è il capitolo "associazioni nomi-persone" per cui nomi dal bel suono mi ricordano persone cretine, o antipatiche, o insopportabili e non ce la faccio a pensare di chiamarti come certa gente che conosco: quindi via Laura, via Silvia. Per Lara c'è una par condicio, con una fantastica cugina americana da un lato, e una zitella inacidita dall'altro.

E allora, mi dirai, che resta? mica mi vorrai chiamare Pupetta sul serio?
Andiamo con la rosa dei nomi candidati, ognuno dei quali ha pro e contro, ché altrimenti era troppo facile.

Paola. Dovresti nascere a fine giugno, quindi intorno al 29, San Paolo appunto. Sai che anch'io mi sarei dovuta chiamare Paola? poi all'ultimo momento i tuoi nonni cambiarono idea (tra l'altro potremmo avere anche lo stesso compleanno io e te, ci pensi? io sì, così si concentrererebbero tutti su di te e dimenticherebbero il numero dei miei anni, finalmente). Tuo papà non è molto convinto però.

Elena. Questo è stato proprio il tuo nome per un po', lo sai? Ci piaceva, breve, dolce, significa "splendente come il sole". Poi però, parlando con nonne e parenti, è uscito che alla maggior parte di loro questo nome sa di vecchio, perchè Sant'Elena è la patrona di un paesino delle nostre parti, e quindi ci sono palate di vecchiette più o meno centenarie con questo nome, per di più storpiato in Lena. Quindi, chiamandoti Elena, io penserei alla donna più bella del mondo, che fece scoppiare una guerra tra Greci e Troiani, e molti altri a orde di prozie al sapor di naftalina.

Angela. Semplice, classico, significa messaggera di Dio. Bello no? la questione non è tanto  che nella mia famiglia ci siano diverse Angela e composti di Angela (me compresa), quanto che nella famiglia di papà c'è una storia triste legata ad una Angela, e non sono affatto sicura di volerti dare questo nome pesante da portare, tu che sei così piccolina.

Sara. Mi piace, mi piace da pazzi. Semplice, breve, significa principessa. Però se vai in un asilo e chiami "Sara" ti saltano addosso la metà delle bambine, essendo il secondo nome più diffuso tra le nuove nate negli ultimi anni. Voglio chiamare mia figlia come la figlia di mezza Italia?

E poi la new entry di pochi giorni fa, il nome cui non avresti mai pensato, pronunciato insieme al cognome dalla nonna, mia madre, con noncuranza e già in tono rinunciatario. Francesca.
Lungo, con un sacco di consonanti, il contrario di quello che cercavamo. Però sta benissimo  con il cognome, ed è così musicale...Quando ho sentito mia madre pronunciarlo mi è scattato lo stesso click che ho avuto con Alessandro qualche mese fa. L'ho riconosciuto come il nome.
Problema: è il nome della zia Francy, mia sorella. Questo implica che: 1) chi la tiene l'altra zia, mia sorella? 2) come la mettiamo con la famiglia di papà - e non avrebbero nemmeno torto vista la questione con il nome Angela- ?

Insomma Pupetta, siamo ancora in alto mare con il tuo nome, non so se basteranno altri quattro mesi per sceglierne uno.Speriamo ci  arrivino in aiuto le blog-amiche con proposte e suggerimenti.
Comunque, se proprio non ci riusciamo, non ti preoccupare, abbiamo una soluzione d'emergenza: aspetteremo che tu parli, così te lo scegli da sola.

venerdì 18 febbraio 2011

Gravidanza pubblica

Marito si lamenta perchè nessuno o quasi si interessa alla sua futura paternità.
Io ho il problema opposto: amiche, conoscenti e perfetti sconosciuti di entrambi i sessi, appena vedono la mia pancia si trasformano, a scelta, ne :ginecologo/sorella/pediatra/mamma/tata Lucia. O più semplicemente si fanno i fatti miei.
Ieri, al bar del palazzo in cui lavoro saltuariamente:

- Proprietaria (mi conosce da anni, non ci siamo mai filate, non mi vedeva da prima di Natale): Ma buongioooorno! comevacomevaaa?
Io: Bene, grazie. Mi fa un decaffeinato?
Ragazza del bar (mi conosce da anni, ogni tanto sono stata gentile con lei. Arriva dall'altra parte del locale, sparata verso di me): maaaaaa.... sei in dolce attesa?
Io:
Proprietaria e ragazza: Uuuuuuh!! e di quanto?
Io: Sono al quinto mese
Proprietaria e ragazza: Uuuuuuh!! fai vedere la pancia
Io: eh? ma chi vi conosce, andate a vedere la pancia di vostra sorella... Comunque apro un po' il cappotto 
Proprietaria e ragazza:Uuuuuuh!! che pancia grande!
Io: ma lo devo prendere come un complimento?
Proprietaria e ragazza: e che cos'è, che cos'è?
Io: e che volete che sia, un feto di ventuno settimane, no? vabbé, ho capito che intendete
E' una bambina
Proprietaria e ragazza: Uuuuuh! in effetti hai proprio una pancia da femmina
Io: cioè? rosa con i baffi di Hello Kitty sopra?

 E alla fine non mi hanno nemmeno offerto il caffè.


sabato 12 febbraio 2011

Cara pupetta

Allora sei una femmina. E' sicuro.
Quando ti ho visto nell'ecografia premorfologica eri di spalle, con questa spina dorsale lunga e fitta come un pettinino. Chiusa in fondo, fatta bene in ogni parte. Brava. I reni, la vescica, le gambe, tutto a posto. Poi ti abbiamo visto il sederino, di profilo, e lì sotto assolutamente piatto, da signorina quale sei.

Poi l'ecografista ha messo la sonda al lato dell'ombelico, dove a volte sentivo dei dolorini sospetti e ben piazzati, che non sapevo identificare, e che un po' mi facevano impensierire quando per un paio di giorni non sentivo i tuoi calcetti, delicati e leggeri. E ho scoperto che lì, al lato sinistro dell'ombelico, c'era la tua testolina (ma quando sei diventata così alta? l'ultima volta eri un pesciolino di una decina di centimetri), e che nei giorni in cui mi struggevo perchè non ti sentivo scalcettare, in realtà mi riempivi di testate ben assestate. Cominciamo bene, signorina...

Dormivi dando le spalle all'esterno, come faccio io a letto, e mi hanno spedito a fare un giro per farti svegliare e cambiare posizione. Un'ora dopo eri perfettamente sveglia. E sempre di spalle. L'ecografista ha picchiettato con la sonda per sollecitarti, ma non c'è stato niente da fare, non ne hai voluto sapere di girarti e farti vedere. Allora lui ha girato me come un salame sul lettino e in qualche modo ti abbiamo vista. Siamo arrivati anche al tuo faccino, appoggiato sulla mano. Muovevi la bocca, e la manina. Che emozione...
Poi l'ecografista ha fatto un gioco di prestigio e dallo schermo piatto è spuntato il tuo visino a tre dimensioni, e mi è saltato un battito a guardarti in faccia, sai? E il tuo papà ha avuto un mezzo mancamento.

Tra dieci giorni facciamo la morfologica vera e propria, non vedo l'ora di vederti. Ma mi raccomando bimba, di fronte, stavolta, che non sta bene dare le spalle in pubblico.