E così l'ho fatto di nuovo, ieri sera. A una visita a sorpresa dei miei suoceri annunciata alle 20:30 e rimandata di una mezz'oretta dal marito ho reagito male, malissimo.
La storia è lunga da raccontare, e il pregresso ancora di più, di base posso dire che il conflitto - finora latente, ora più manifesto - è principalmente con la suocera, madre di due figli maschi e donna dal carattere forte. I miei suoceri vivono a un paio d'ore d'auto da qui, sono in pensione e sono abituati a organizzarsi come e quando gli pare: saltano in macchina e via. La mia necessità di essere avvertita con un minimo di anticipo non l'hanno mai capita, e ora si aggiunge, per un'incomprensione di un mese fa, la non dichiarata, ma chiara volontà di non avere a che fare con me. Al livello che chiamano mio marito in India via Skype piuttosto che telefonare a me nella stessa provincia per sapere come sta Elena. Io noto queste cose, accumulo tensione e poi sclero a modo mio, cioè diventando di ghiaccio con loro.
Io ho le mie colpe in questo, lo so: sono poco elastica, cerco di pianificare tutto mi irrigidisco facilmente quando ci sono variazioni tipo suoceri a sorpresa a casa alle 21, e mi chiudo a riccio alle critiche o alle osservazioni che non mi piacciono - e l' impostazione di mia suocera, non solo con me, ma in generale è _se uno dice A allora lei critica e spiega perché invece è B_. E capisco che avere a che fare con una donna sulle sue non sia facile.
Però ci sono anche colpe che non ho, tipo quella di essere diametralmente opposta a lei per carattere, per inclinazioni e per reazioni. Io non piango per ottenere quello che voglio, per dirne una (sì, lo so, cattiveria al volo, ma sta cosa del pianto mi sconvolge ancora: se lo facesse davanti a me non so che reazione potrei avere). Io cresco mia figlia in un modo diverso da come lei ha cresciuto i suoi trent'anni fa (ommioddio! che rivelazione!).
Mi dico che dovrei solo essere più leggera, prendermela di meno così da vivere meglio tutti, ma come faccio, se il solo pensiero di un'interazione mi appesantisce di ansia e insofferenza?
Mia nonna ogni tanto mi racconta una storia popolare delle nostre parti. La Madonna non aveva suocera, quindi le fu chiesto (forse dagli angeli?) se volesse averne una, e lei rispose: "Nemmeno se fosse fatta di zucchero!". Questo per dire che anche la donna perfetta vacilla davanti alla madre del suo uomo. E che faccio io, che la suocera ce l'ho, e decisamente non fatta di zucchero?
giovedì 5 aprile 2012
lunedì 2 aprile 2012
Survivor | Di madri, figlie e figlie-madri
Nuove prove estreme: essere mamma e figlia nello stesso momento.
Succede se Marito va in India per lavoro e ti ti trasferisci armi pupa e bagagli a casa dei tuoi. E tua madre è un grandissimo aiuto nella cura di tua figlia ma, appunto, è tua madre. Quindi mentre tu controlli che tua figlia non abbia freddo tua madre controlla che tu abbia la maglia di lana.
Tu decidi di portare tua figlia a fare una passeggiata e tua madre ti fa l'interrogatorio come alle medie "Dove vai? quando torni? perché esci? ma è proprio necessario?".
Tua madre fa mangiare tua figlia e nel frattempo controlla che tu finisca tutte le tue verdure.
Tu vuoi preparare il pesce alla bambina e allora "ma perché non fai la carne?" tu prepari la carne "ma non sono meglio due legumi?", e il giorno dei legumi, ovviamente "Ma non è meglio il formaggino?"
Tu un po' sopporti, un po' ti arrabbi, un po' ti godi questa condizione bipolare di figlia con una figlia. Per il riposo fisico e mentale, e perché sai che il DNA non mente: fra trent'anni sarai tu a controllare se tua figlia, diventata madre, ha la maglia intima.
Succede se Marito va in India per lavoro e ti ti trasferisci armi pupa e bagagli a casa dei tuoi. E tua madre è un grandissimo aiuto nella cura di tua figlia ma, appunto, è tua madre. Quindi mentre tu controlli che tua figlia non abbia freddo tua madre controlla che tu abbia la maglia di lana.
Tu decidi di portare tua figlia a fare una passeggiata e tua madre ti fa l'interrogatorio come alle medie "Dove vai? quando torni? perché esci? ma è proprio necessario?".
Tua madre fa mangiare tua figlia e nel frattempo controlla che tu finisca tutte le tue verdure.
Tu vuoi preparare il pesce alla bambina e allora "ma perché non fai la carne?" tu prepari la carne "ma non sono meglio due legumi?", e il giorno dei legumi, ovviamente "Ma non è meglio il formaggino?"
Tu un po' sopporti, un po' ti arrabbi, un po' ti godi questa condizione bipolare di figlia con una figlia. Per il riposo fisico e mentale, e perché sai che il DNA non mente: fra trent'anni sarai tu a controllare se tua figlia, diventata madre, ha la maglia intima.
lunedì 19 marzo 2012
Autoironizzatevi questo - aka la sagra dell'intolleranza, se è quello che volete
E' una settimana che penso a questo post di Seavessi.
In breve: Seavessi, mamma di due bimbe, di cui una di pochi mesi, ha ricevuto da un collega una lista di 10 passi falsi da evitare in società che una mamma dovrebbe rispettare. Il collega gliel'ha mandata perché "so che non ti manca l'autoironia" .
Non vi dico quanto fa ridere la lista. Anzi sì, ve lo dico: fa ridere talmente tanto che mi è venuta voglia di fare una controlista.
Mi sta bene che chi non ha figli non sia interessato all'argomento, ci mancherebbe: io stessa, non più tardi di un paio di anni fa, pensavo che l'ovetto fosse solo il prodotto di una gallinella, o che i bambini di notte dormissero. So bene che i bambini maleducati, tirati su senza alcun pensiero per le norme elementari della convivenza civile, esistono e danno fastidio.
Però da qui a pretendere di far finta che i figli degli altri non esistano ce ne vuole. Anche perché, per citare SeAvessi, Latest news, siamo stati tutti bambini.
Se invece vogliamo metter su la sagra dell'intolleranza, fatemi passare, ché io ne sono la madrina. Tutti possiamo avercela con tutti, in questo mondo. Io sbranerei chi sente la musica con le cuffie a volume folle; chi urla al cellulare; chi sgomma e accelera davanti alle strisce pedonali; chi è troppo lento nei camerini di prova; chi alla cassa del supermercato riempie con calma le buste in ordine cromatico mentre la mia spesa giace sul banco. Sbranerei un sacco di persone, in generale. Ma non categorie intere. Quindi capisco chi ce l'ha con una mamma, quella che lascia che i figli distruggano un negozio perché "vogliono solo giocare" o che non riprende il decenne che sputa "per gioco" a un passante (true story). Ma non si può avercela con le mamme, perché è miope, facile, banale, scontato e ingeneroso. Perché tutti, anche quelli che "ai miei tempi io non rispondevo male" siamo stati bambini, e TUTTI da bambini abbiamo avuto i nostri momenti pestiferi.
Seavessi ha replicato alla lista (in corsivo qui sotto) con il Caccapride, al quale prossimamente parteciperò con orgoglio. Oggi invece propongo una controlista:
8) Si fermano le donne incinte per strada: si fanno passare prima. Si fermano al supermercato: si fa saltare loro la fila. facoltativo attaccare bottone: in genere una donna incinta è contenta di sentirsi dire: prego, prima lei. Si fermano le donne incinte sull'autobus, se loro sono in piedi e voi seduti, e si cede loro il proprio posto. Non fate finta di non vederle, non convincetevi che siano obese. Quella pancia sporge perché c'è un bambino dentro, non un barile di birra: quella è la vostra.
9) Non si dà per scontato che la propria idea di configurazione familiare sia quella standard. Non si chiede alla mamma di un 9mesenne "Ma sei di nuovo incinta o sono i resti della gravidanza di prima?". Non si chiede a una che ha avuto venti punti di sutura al parto: "Beh, quando ne fai un altro?". Non si chiede a una mamma di 4 figli "Beh, mica ne vorrai fare un altro?". E mai - mai, mai, mai - si chiede a una coppia "E voi, figli niente?" (cit. blog di Nina, ndA)
In breve: Seavessi, mamma di due bimbe, di cui una di pochi mesi, ha ricevuto da un collega una lista di 10 passi falsi da evitare in società che una mamma dovrebbe rispettare. Il collega gliel'ha mandata perché "so che non ti manca l'autoironia" .
Non vi dico quanto fa ridere la lista. Anzi sì, ve lo dico: fa ridere talmente tanto che mi è venuta voglia di fare una controlista.
Mi sta bene che chi non ha figli non sia interessato all'argomento, ci mancherebbe: io stessa, non più tardi di un paio di anni fa, pensavo che l'ovetto fosse solo il prodotto di una gallinella, o che i bambini di notte dormissero. So bene che i bambini maleducati, tirati su senza alcun pensiero per le norme elementari della convivenza civile, esistono e danno fastidio.
Però da qui a pretendere di far finta che i figli degli altri non esistano ce ne vuole. Anche perché, per citare SeAvessi, Latest news, siamo stati tutti bambini.
Se invece vogliamo metter su la sagra dell'intolleranza, fatemi passare, ché io ne sono la madrina. Tutti possiamo avercela con tutti, in questo mondo. Io sbranerei chi sente la musica con le cuffie a volume folle; chi urla al cellulare; chi sgomma e accelera davanti alle strisce pedonali; chi è troppo lento nei camerini di prova; chi alla cassa del supermercato riempie con calma le buste in ordine cromatico mentre la mia spesa giace sul banco. Sbranerei un sacco di persone, in generale. Ma non categorie intere. Quindi capisco chi ce l'ha con una mamma, quella che lascia che i figli distruggano un negozio perché "vogliono solo giocare" o che non riprende il decenne che sputa "per gioco" a un passante (true story). Ma non si può avercela con le mamme, perché è miope, facile, banale, scontato e ingeneroso. Perché tutti, anche quelli che "ai miei tempi io non rispondevo male" siamo stati bambini, e TUTTI da bambini abbiamo avuto i nostri momenti pestiferi.
Seavessi ha replicato alla lista (in corsivo qui sotto) con il Caccapride, al quale prossimamente parteciperò con orgoglio. Oggi invece propongo una controlista:
10 passi falsi in società da evitare più dei pidocchi
Ovvero: tutto quello che pensavate di poter dire, fare (o baciare) in quanto madri, il più delle volte, spiace: non si fa!
10 passi falsi in società da evitare più della gonorrea.
Ovvero: tutto quello che pensavate di poter dire, fare (o baciare) in quanto children free, il più delle volte, spiace: non si fa!
1) Non si parla di cacca in pubblico. Mai. Neanche se «è bellissima». Perché la cacca non è mai bellissima, innanzitutto. E poi puzza. Sempre. A voi sembra di no, ma sono gli ormoni. Cioè: sostanze prodotte in natura col dichiarato scopo di consentire a una donna normale di occuparsi di una bestiolina isterica abbastanza a lungo da garantire la sopravvivenza di entrambe.
1) Non si parla del vostro transito intestinale in pubblico. Mai. Neanche se è al centro dei vostri pensieri. Neanche se pubblicizzate un noto yogurt. Neanche se il bifidus è il vostro compare di cresima. Perché della vostra naturale regolarità non gliene frega niente a nessuno. A voi sembra estremamente interessante, ma quando chi vi sta di fronte mentre rivelate "Sai, mi basta una colite e rientro in quella gonna" annuisce con cortesia, non lo fa perché sia interessante quello che dite, ma perché è un genitore che ha passato una notte in bianco, e muovere la testa gli/le serve a non addormentarsi.
2) Non si parla al plurale. Voi non avete «fatto proprio un bel ruttino», voglio sperare. Voi non avete «mangiato tutta la pappona, gnam». Ma soprattutto: voi non avete (e non avrete mai, mi auguro) «il culetto tutto rosso», «le colichette», «i dentini che inossano». (Figuriamoci «fatto tanta cacca» - bellissima o no).
2) Non si parla al plurale. Voi non avete "giocato un'ottima partita contro l'Inter". Voi non avete "vinto le elezioni". Al massimo avete "guardato la partita/il risultato delle elezioni stravaccati sul divano". Dove il plurale è dato dal duplice soggetto di voi e la vostra panza da birra.
3) Non si abusa - almeno professionalmente - del «sailabambina» (ovvero della giustificazione definitiva: Hai consegnato la relazione? «No, sailabambina: è stata male»; Ne parliamo domani in riunione? «No, sailabambina: ha la recita di Natale»). Se la bambina è veramente cagionevole, o molto mondana, inventatevi un cane. E un veterinario sempre in ritardo.
3) Non si abusa professionalmente del "sai il cane". Lo sanno tutti che è una balla, perché non avete voglia di lavorare e scaricate le rogne a quella appena rientrata dalla maternità perché "sai il veterinario è sempre in ritardo". E, sappiatelo, 5 mesi di maternità non sono 5 mesi alle Maldive. Ebbene, no. Sapevatelo.
4) Non ci si offende mortalmente se l'invito a quel matrimonio non è stato esteso ai bambini. Ai matrimoni comanda la sposa, e una sarà pure in diritto di organizzare un ricevimento formale di sera - o una sessione di bungee jumping nuziale - senza doversi preoccupare dell'animazione under 3. Certo: il vostro matrimonio era di giorno, col menu bimbo e due pagliacci prezzolati. Ma voi avevate un figlio, appunto.
4) Non ci si offende mortalmente se al matrimonio ci sono bambini che - ommioddio - non sono ologrammi ma creature vere che nelle 12 ore di maratona del pranzo di nozze si fanno vedere o -orrore- sentire. Ai matrimoni comanda la sposa, e se vuole tutti i suoi nipoti o gli amichetti dei suoi figli sarà pure in diritto di organizzare la succursale di un asilo nido. La prossima volta che volete festeggiare senza marmocchi intorno, andate al funerale di quella che ha organizzato il bungee jumping nuziale.
5) A proposito di ricorrenze: Non si usano le foto di un neonato vestito da Babbo Natale (scattate a luglio, peraltro, per venire incontro alle tempistiche di stampa) per augurare urbi et orbi «Buone Feste». È consentita una tiratura limitata per nonni e zie, previa promessa di far sparire ogni prova entro il tredicesimo compleanno dell'accaldato mini-modello.
5) A proposito di ricorrenze: non si usano le tristissime card comprate a mazzi da 100 tutte con la stessa scritta, o, peggio, lo stesso sms mandato a tutta la rubrica. Meglio le foto di un neonato vestito da babbo Natale: di sicuro non verranno riciclate per l'anno successivo, a differenza del vostro sms. È consentito un modesto uso del tasto "inoltra" previa garanzia di conoscere la differenza tra pronomi maschili e femminili, e relativi destinatari.
6) Non si fa salire su un treno - o peggio: un aereo - il minore senza aver provveduto a organizzare forme varie di intrattenimento (quieto) per una durata almeno doppia - ma meglio tripla - del tempo di percorrenza. Nel malaugurato caso in cui neanche tutta la gadgeteria ufficiale Disney dovesse bastare a placare l'improvvida crisi di nervi, non si risponde scocciate ai compagni di viaggio esasperati. «È solo un bambino» non è certo un motivo sufficiente a perforare i timpani di 200 disgraziati intrappolati 13000 metri sopra il livello del mare.
6) Non si sale su un treno - o peggio: un aereo - se si è maggiorenni dotati di cuffie che fanno sentire i rutti del vostro batterista preferito fino a sette file dietro. Nel malaugurato caso in cui non poteste ostentare il vostro sbrilluccicoso i-coso, non ci si attacca al cellulare - o al vicino di volo - raccontando del proprio transito intestinale con volume da perforare i timpani di 200 disgraziati intrappolati 13000 metri sopra il livello del mare. Certo che poi un bambino si innervosisce, a sentirvi.
7) Non si assume che qualunque superficie piana, ovunque disposta, possa efficacemente essere adibita a fasciatoio (a meno che tale superficie non si trovi a casa di vostra madre, nel qual caso: sentitevi libere). Il fatto che siate state invitate a portare il piccoletto con voi vuol dire che i vostri amici (beati loro) vi considerano ancora dotate di qualche traccia di senno, non che hanno deciso di immolare il divano di pelle nuovo alla causa della «cacca bellissima».
7) Non si assume che qualunque superficie piana sia fatta per stenderci le vostre gambe pelose (a meno che tale superficie non si trovi a casa di vostra madre, nel qual caso: sentitevi liberi). Il fatto che siate stati invitati a mettervi comodi vuol dire che i vostri amici con figli vi considerano ancora dotati di qualche traccia di buona educazione, non che hanno deciso di trattarvi come se aveste 13 mesi e nessuna consapevolezza di cosa "non si fa".
8) Non si fermano donne incinte per strada, non si attacca bottone in fila al supermercato con la scusa della pancia, non si elargiscono consigli non richiesti per la rapida cicatrizzazione dell'episiotomia sotto il casco del parrucchiere. Il fatto che vi accumuni un'esperienza importante come la gravidanza non vi rende tutte parte di un club di confidenze intime. Come dice una mia amica saggia: partoriscono pure i gatti.
9) Non si dà per scontato che la propria configurazione familiare sia quella standard. Pertanto, non si dice «prima chiediamolo alla tua mamma» al bimbo che vuole un altro dolcetto al buffet di compleanno. Non si rassicura la piccola caduta di bicicletta con «adesso andiamo dal tuo papà». E mai - mai, mai, mai - ci si lascia scappare qualsivoglia commento su qualsivoglia somiglianza tra qualsivoglia adulto e un bambino del quale non si conosca l'albero genealogico con assoluta - assoluta - certezza .
10) Non si pensa di essere - al mondo in splendida solitudine - perfettamente in grado di fare tutto: che ci vuole. Se avete una tata affidabile, nonni scattanti, una splendida carriera, bambini geniali oltre che educatissimi, un marito devoto e neanche una smagliatura, non è che siete più brave delle altre. O siete Angelina Jolie, o siete solo più brave a raccontarvela.
10) Non si pensa di essere perfettamente in grado di fare tutto: se avete più tempo per fare straordinari, andare dal parrucchiere, viaggiare per il mondo, preparare cenette, non è che siete più furbi di chi ha avuto figli e non ha nemmeno il tempo per pettinarsi. O siete orgogliosamente child free, o siete solo con i paraocchi.
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giovedì 8 marzo 2012
Estrazione del giveaway!
Grazie per aver partecipato numerose al mio giveaway!!
e la vincitrice è....
Congratulazioni cara!
e la vincitrice è....
Gracy!
Congratulazioni cara!
lunedì 5 marzo 2012
SOS Latte (niente paturnie sull'allattamento, tranquille)
Update: grazie a tutte dei suggerimenti! mi sono fatta un'idea, e ho deciso come fare.
1) Ignoro bellamente quello che mi ha detto il pediatra
2) verso l'anno di Elena (a giugno) comincio ad inserire gradualmente il LV, che sarà:
- parzialmente scremato
- diluito (per poi arrivare gradatamente al quello "liscio"
- senza zucchero
- con un biscotto al mattino
Ho chiesto anche un parere a un'amica nutrizionista, che si è detta d'accordo sul latte parzialmente scremato, perplessa per la mancanza di diluizione, sconcertata per l'introduzione prima dei 10-12 mesi, e basita per zucchero!
Sono perplessa.
All'ultimo tagliando di controllo (pupa in perfetta forma, lunga e vivace) il pediatra mi ha suggerito di cominciare a dare a Elena (8 mesi) il latte vaccino, prendendo quello della Centrale parzialmente scremato, senza diluizioni e con l'aggiunta di un cucchiaino di zucchero e un biscotto. Il tutto con il solito tono cattedratico.
Ecco, parliamone:
1) ma non si legge dappertutto che il LV va dato dopo l'anno?
2) perché parzialmente scremato? se non bevono i bambini il latte intero allora chi?
3) zucchero e biscotto? e già che ci siamo, un po' di ragù no?
Mamme, aiutatemi! Ora Elena prende il Mellin 2, più o meno mezzo litro al giorno - e ho scorte a morire, che naturalmente NON butterò, ma prima o poi finiranno -. Che faccio?
PS. Prestissimo l'estrazione del giveaway!
1) Ignoro bellamente quello che mi ha detto il pediatra
2) verso l'anno di Elena (a giugno) comincio ad inserire gradualmente il LV, che sarà:
- parzialmente scremato
- diluito (per poi arrivare gradatamente al quello "liscio"
- senza zucchero
- con un biscotto al mattino
Ho chiesto anche un parere a un'amica nutrizionista, che si è detta d'accordo sul latte parzialmente scremato, perplessa per la mancanza di diluizione, sconcertata per l'introduzione prima dei 10-12 mesi, e basita per zucchero!
Sono perplessa.
All'ultimo tagliando di controllo (pupa in perfetta forma, lunga e vivace) il pediatra mi ha suggerito di cominciare a dare a Elena (8 mesi) il latte vaccino, prendendo quello della Centrale parzialmente scremato, senza diluizioni e con l'aggiunta di un cucchiaino di zucchero e un biscotto. Il tutto con il solito tono cattedratico.
Ecco, parliamone:
1) ma non si legge dappertutto che il LV va dato dopo l'anno?
2) perché parzialmente scremato? se non bevono i bambini il latte intero allora chi?
3) zucchero e biscotto? e già che ci siamo, un po' di ragù no?
Mamme, aiutatemi! Ora Elena prende il Mellin 2, più o meno mezzo litro al giorno - e ho scorte a morire, che naturalmente NON butterò, ma prima o poi finiranno -. Che faccio?
PS. Prestissimo l'estrazione del giveaway!
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martedì 28 febbraio 2012
Cosleeper part-time
A otto mesi dalla nascita di Elena, ho definitivamente compreso che nella genitorialità la prima regola è che non ci sono regole. (sì lo so, essere mamma è ' meno violento che stare nel Fight Club dell'omonimo film, ma è altrettanto duro, su questo saremo tutte d'accordo). Puoi negoziare, cercare di importi, blandire il pargolo: una volta funziona e cinque no, più o meno, almeno finché i bimbi sono molto piccoli (sotto l'anno, diciamo).
Questo si applica soprattutto nei due campi più delicati dell'accudimento di un pupo: alimentazione e sonno. Tralasciando l'ancora doloroso capitolo dell'allattamento, direi che con il sonno mi ero illusa.
Elena ci ha abituato da subito molto bene, fin troppo: Un po' per l'aiuto ala regolarità dato dal biberon, un po' per tendenza personale ( o genetica? con due genitori dormiglioni non è che poteva venire fuori un'insonne cronica), fin dalle prime settimane di notte si faceva cinque/sei ore di sonno filate. Dormiva molto anche di giorno, e, come dice mia nonna "sonno chiama sonno", no? crescendo le ore di pausa notturna si sono allungate, e io quasi mi vergognavo a far vedere il mio faccino riposato a certe mamme con il Grand Canyon sotto gli occhi.
Passati i primi sei mesi ho pensato "E' fatta, la parte dura è finita". O forse non l'ho neppure pensato, ero ormai così abituata a dormire bene che non pensavo le cose potessero cambiare.
E invece.
Invece, all'alba dell'ottavo mese di vita di Elena qualcosa è cambiato. Abbiamo cominciato con un'influenza familiare e la sua prima febbre. Volevo tenerla d'occhio durante la notte e me la sono tenuta vicino per quattro-cinque giorni. Poi, a febbre passata, ho ingenuamente tentato di riportarla nel suo lettino accanto a quello di mamma e papà. Come no. Finita l'influenza, è cominciata la famigerata crisi dell'ottavo mese: mamma, mamma, mamma, sempre mamma. Soprattutto quando è stanca. Soprattutto di notte. All'inizio ho pensato di tenere duro, di "educarla al sonno" come si dice. Ma lei si svegliava autenticamente disperata, e si calmava solo se le parlavo (sempre odiato le ninnananne, la ragazza), tenendola in braccio. Rimessa giù nel lettino, nuova scena di disperazione. Messa vicino a me, sonno angelico.
Una, due, tre, quattro volte per notte: alla fine prima o poi cedo. Me la prendo e la metto vicino a me. Il papà la cinge con un braccio nel dormiveglia e dormiamo saporitamente fino al mattino.
A metterla nel lettino ci provo sempre, sapendo che nel corso della notte mi alzerò. A volte ci sorprende, rimettendosi a dormire dopo un giro di ciuccio e una carezza, e ogni tanto capita che resti fino a mattina nel suo lettino.
Alla fine me ne sono fatta una ragione, perché in effetti, mi dico, se dorme così bene con noi vuol dire che è quello l'istinto che ha. D'altronde anch'io dormo meglio con il suo papà che da sola. E se ora è nel pieno della paura dell'abbandono, l'ultima cosa che dovrei fare è abbandonarla, no?
Insomma, il nostro menage funziona abbastanza bene così, ogni tanto certamente le notti sono pesanti, ma spero che tra qualche tempo con una fiaba (ninananne giammai!) e un rituale della buonanotte potremo farcela senza grossi traumi. In fondo la ragazza ha un grande vantaggio rispetto a me: lei cresce.
Questo post partecipa al
Questo si applica soprattutto nei due campi più delicati dell'accudimento di un pupo: alimentazione e sonno. Tralasciando l'ancora doloroso capitolo dell'allattamento, direi che con il sonno mi ero illusa.
Elena ci ha abituato da subito molto bene, fin troppo: Un po' per l'aiuto ala regolarità dato dal biberon, un po' per tendenza personale ( o genetica? con due genitori dormiglioni non è che poteva venire fuori un'insonne cronica), fin dalle prime settimane di notte si faceva cinque/sei ore di sonno filate. Dormiva molto anche di giorno, e, come dice mia nonna "sonno chiama sonno", no? crescendo le ore di pausa notturna si sono allungate, e io quasi mi vergognavo a far vedere il mio faccino riposato a certe mamme con il Grand Canyon sotto gli occhi.
Passati i primi sei mesi ho pensato "E' fatta, la parte dura è finita". O forse non l'ho neppure pensato, ero ormai così abituata a dormire bene che non pensavo le cose potessero cambiare.
E invece.
Invece, all'alba dell'ottavo mese di vita di Elena qualcosa è cambiato. Abbiamo cominciato con un'influenza familiare e la sua prima febbre. Volevo tenerla d'occhio durante la notte e me la sono tenuta vicino per quattro-cinque giorni. Poi, a febbre passata, ho ingenuamente tentato di riportarla nel suo lettino accanto a quello di mamma e papà. Come no. Finita l'influenza, è cominciata la famigerata crisi dell'ottavo mese: mamma, mamma, mamma, sempre mamma. Soprattutto quando è stanca. Soprattutto di notte. All'inizio ho pensato di tenere duro, di "educarla al sonno" come si dice. Ma lei si svegliava autenticamente disperata, e si calmava solo se le parlavo (sempre odiato le ninnananne, la ragazza), tenendola in braccio. Rimessa giù nel lettino, nuova scena di disperazione. Messa vicino a me, sonno angelico.
Una, due, tre, quattro volte per notte: alla fine prima o poi cedo. Me la prendo e la metto vicino a me. Il papà la cinge con un braccio nel dormiveglia e dormiamo saporitamente fino al mattino.
A metterla nel lettino ci provo sempre, sapendo che nel corso della notte mi alzerò. A volte ci sorprende, rimettendosi a dormire dopo un giro di ciuccio e una carezza, e ogni tanto capita che resti fino a mattina nel suo lettino.
Alla fine me ne sono fatta una ragione, perché in effetti, mi dico, se dorme così bene con noi vuol dire che è quello l'istinto che ha. D'altronde anch'io dormo meglio con il suo papà che da sola. E se ora è nel pieno della paura dell'abbandono, l'ultima cosa che dovrei fare è abbandonarla, no?
Insomma, il nostro menage funziona abbastanza bene così, ogni tanto certamente le notti sono pesanti, ma spero che tra qualche tempo con una fiaba (ninananne giammai!) e un rituale della buonanotte potremo farcela senza grossi traumi. In fondo la ragazza ha un grande vantaggio rispetto a me: lei cresce.
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venerdì 10 febbraio 2012
Autospettegolamenti | Premio Versatile Blogger
Molto in ritardo rispetto agli altri blog, ringrazio di cuore Gracy e Brioscina per il premio Versatile Blogger!
Ed ecco sette cose su di me:
1. Io e Marito siamo stati compagni di banco al liceo. Eravamo solo amici però, quel tipo di amici che si raccontano le rispettive vicende sentimentali e non hanno la minima attrazione l'uno per l'altra - cose possibili solo nell'adolescenza, appunto- . E se all'epoca mi avessero detto che sarei finita ad avere una figlia con il mio compagno di banco mi sarei rotolata a terra dalle risate.
2. Lavoro come professore a contratto all'università: pochi soldi, tanti impegni, colleghi squali, precarietà da vendere. Ma mi piace insegnare e lavorare con gli studenti - anche se una buona metà la strozzerei, meno male che l'altra metà compensa -. E l'adrenalina prima di un convegno dove la mettiamo (che cosa da sfigati, ne sono consapevole)
3. Ho due sorelle minori, Zia Fatamadrina e Zia Giovane. Da piccole ci filavamo poco per la differenza d'età ( io nel pieno della tempesta adolescenziale mentre loro erano bambine), da più grandi ci siamo scannate come si fa normalmente tra sorelle, e ora non so che farei senza di loro. Scegliere la madrina di Elena tra le due è stato difficilissimo, e sono riuscita a selezionarne una (Zia Fatamadrina, appunto) solo promettendo all'altra (la più piccola, quindi Zia Giovane) e a me stessa di darle al più presto l'occasione di essere madrina a sua volta
4. (si capiva già dal punto 3) Non vedo l'ora di avere un altro figlio! non me lo so spiegare, sarà qualche ormone superstite della gravidanza ancora in circolo, non so. Ma fosse per me ne farei un altro domani, anzi anche stasera (Marito, a che ora torni?). Per la verità nella mia testa c'è un'altrA bambinA, forse perché avendo già una figlia non riesco a immaginare qualcosa di diverso. O forse per il desiderio di riutilizzare tutti questi vestitini rosa, chissà.
5. Sono una maniaca dei telefilm. Li ho visti TUTTI, in italiano, in inglese, una, due , tre, quattro volte. Quando ero incinta ho pianto tutte le mie lacrime guardando Ugly Betty - no, non ne vado fiera, ma comandavano gli ormoni -. Mentre travagliavo, mi addormentavo tra una contrazione e l'altra e in quel minuto e mezzo sognavo le scene di Una mamma per amica che avevo finito di vedere il giorno prima...
6. Datemi un film o un romanzo pieno di donne, qualche travestito/transgender e magari qualche omosessuale e mi farete felice. Secondo me è tutta colpa dell'influsso combinato di Piccole Donne e Lady Oscar: un'infanzia segnata.
7. Sono una disordinataccia nella vita quotidiana, ma una macchina da guerra nell'organizzazione. Cosa farò fra sei settimane? lo so. Cosa preparare per il compleanno di Elena a fine giugno? già deciso. Faccio liste, schemi, post-it, incastro date, impegni e scadenze come un puzzle. Se solo fossi brava a realizzare le cose la metà di quanto sono brava a pianificarle...
Credo che ormai tutte le blogger che leggo abbiano già partecipato a Versatile Blogger, quindi non indico nomi: chiunque ne abbia voglia, si consideri premiata e invitata da me!
Ed ecco sette cose su di me:
1. Io e Marito siamo stati compagni di banco al liceo. Eravamo solo amici però, quel tipo di amici che si raccontano le rispettive vicende sentimentali e non hanno la minima attrazione l'uno per l'altra - cose possibili solo nell'adolescenza, appunto- . E se all'epoca mi avessero detto che sarei finita ad avere una figlia con il mio compagno di banco mi sarei rotolata a terra dalle risate.
2. Lavoro come professore a contratto all'università: pochi soldi, tanti impegni, colleghi squali, precarietà da vendere. Ma mi piace insegnare e lavorare con gli studenti - anche se una buona metà la strozzerei, meno male che l'altra metà compensa -. E l'adrenalina prima di un convegno dove la mettiamo (che cosa da sfigati, ne sono consapevole)
3. Ho due sorelle minori, Zia Fatamadrina e Zia Giovane. Da piccole ci filavamo poco per la differenza d'età ( io nel pieno della tempesta adolescenziale mentre loro erano bambine), da più grandi ci siamo scannate come si fa normalmente tra sorelle, e ora non so che farei senza di loro. Scegliere la madrina di Elena tra le due è stato difficilissimo, e sono riuscita a selezionarne una (Zia Fatamadrina, appunto) solo promettendo all'altra (la più piccola, quindi Zia Giovane) e a me stessa di darle al più presto l'occasione di essere madrina a sua volta
4. (si capiva già dal punto 3) Non vedo l'ora di avere un altro figlio! non me lo so spiegare, sarà qualche ormone superstite della gravidanza ancora in circolo, non so. Ma fosse per me ne farei un altro domani, anzi anche stasera (Marito, a che ora torni?). Per la verità nella mia testa c'è un'altrA bambinA, forse perché avendo già una figlia non riesco a immaginare qualcosa di diverso. O forse per il desiderio di riutilizzare tutti questi vestitini rosa, chissà.
5. Sono una maniaca dei telefilm. Li ho visti TUTTI, in italiano, in inglese, una, due , tre, quattro volte. Quando ero incinta ho pianto tutte le mie lacrime guardando Ugly Betty - no, non ne vado fiera, ma comandavano gli ormoni -. Mentre travagliavo, mi addormentavo tra una contrazione e l'altra e in quel minuto e mezzo sognavo le scene di Una mamma per amica che avevo finito di vedere il giorno prima...
6. Datemi un film o un romanzo pieno di donne, qualche travestito/transgender e magari qualche omosessuale e mi farete felice. Secondo me è tutta colpa dell'influsso combinato di Piccole Donne e Lady Oscar: un'infanzia segnata.
7. Sono una disordinataccia nella vita quotidiana, ma una macchina da guerra nell'organizzazione. Cosa farò fra sei settimane? lo so. Cosa preparare per il compleanno di Elena a fine giugno? già deciso. Faccio liste, schemi, post-it, incastro date, impegni e scadenze come un puzzle. Se solo fossi brava a realizzare le cose la metà di quanto sono brava a pianificarle...
Credo che ormai tutte le blogger che leggo abbiano già partecipato a Versatile Blogger, quindi non indico nomi: chiunque ne abbia voglia, si consideri premiata e invitata da me!
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